Smart working: dal datore di lavoro al lavoratore ….

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In questi ultimi mesi abbiamo sentito molto spesso parlare di Lavoro Agile o Smart Working: un termine che nella modalità operativa ha coinvolto gran parte della popolazione dei lavoratori.

Infatti, nel periodo di emergenza COVID-19, è stato raccomandato dai vari DPCM del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali quale misura di contenimento.

Molte aziende hanno optato per questa modalità di lavoro che, tra l’altro, stando ai dati raccolti di recente, sembrerebbe avere avuto notevole share tra i lavoratori.  L’80% degli italiani, secondo un sondaggio condotto dalla Società IZI su un campione di 1.002 lavoratori italiani tra i 18 e i 65 anni, giudica questa modalità di lavoro molto positivamente e il 37% rinuncerebbe addirittura a una parte dello stipendio per continuare con questa modalità.

Ma come possiamo definire il Lavoro Agile o Smart Working?

L’art.18 della Legge 81/2017 lo definisce come la “una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa…

Cosa devono fare i Datori di lavoro?

L’articolo 22 della Legge 81/2017, sopra citata, prescrive che il datore di lavoro debba garantire la salute e la sicurezza di chi svolge la propria prestazione professionale in modalità “agile”.

È, pertanto, richiesto al Datore di Lavoro di consegnare al lavoratore un’informativa, almeno una volta l’anno, in cui siano individuati i rischi generali e specifici derivanti dallo svolgimento del lavoro in modalità agile.

L’articolo 23 della stessa Legge, in tema di protezione,prevede inoltre che il datore di lavoro tuteli il lavoratore rispetto agli infortuni sul lavoro e alle malattie professionali.

Cosa deve fare il lavoratore?

Il lavoratore, ai sensi dell’Art 22 Legge 81/2017, è tenuto a cooperare all’attuazione delle misure di prevenzione predisposte dal Datore di lavoro per fronteggiare i rischi connessi all’esecuzione della prestazione all’esterno dei locali aziendali.

Inoltre, il lavoratore in smart working, ha obblighi informativi e formativi in relazione ai rischi specifici connessi alla propria mansione. In particolare, deve essere informato e formato in merito a:

  • comportamenti di prevenzione generale;
  • raccomandazione generali circa i locali in cui dovrà svolgersi il lavoro agile;
  • raccomandazioni in merito all’illuminazione naturale ed artificiale;
  • raccomandazioni in merito all’aerazione naturale ed artificiale
  • comportamenti in merito all’utilizzo di attrezzature e dispositivi di lavoro come ad esempio PC portatile
  • raccomandazioni in merito al rischio di incendio e gestione delle emergenze.

Dunque i percorsi formativi, organizzati dal Datore di lavoro, in altre parole, vertono sui rischi legati all’ambiente di lavoro, sul layout della postazione e sull’uso dei supporti tecnologici.

A supporto del Datore di Lavoro anche l’INAIL ha predisposto un’informativa sulla salute e sicurezza nel lavoro agile, con indicazioni sulle misure di prevenzione generale e specifica e sull’utilizzo sicuro dell’attrezzatura di lavoro.(INFORMATIVA SULLA SALUTE E SICUREZZA NEL LAVORO AGILE AI SENSI DELL’ART. 22, COMMA 1, L. 81/2017).

Naturalmente anche per la modalità di lavoro Smart Working restano validi gli obblighi dei lavoratori come previsto dall’art 20 del D.Lgs 81/08.

…e di cosa si deve preoccupare?

Lo Smart Working, come ogni qualsiasi novità, oltre ai vantaggi già noti, porta con sé anche delle criticità.

Prescindendo per un momento dagli aspetti legati al digital devide(secondo i più recenti dati di Agicom -ottobre 2019- il 30% degli italiani ha problemi di accesso a internet o non ha una dotazione tecnologica adeguata), bisogna ricordare come lo smart working abbia accentuato l’insorgenza di disturbi muscoloscheletrici.

Assosalute (comunicato stampa Maggio 2020) dichiara che il 49% degli italiani soffre di mal di schiena, il 37% di dolori al collo e il 29% di dolori agli arti inferiori. E soprattutto, sostiene – dato non da trascurare – che tali disturbi sono accentuati dalla scarsa attività e dalle posture non corrette assunte durante il lavoro da casa.

Dunque cosa possiamo fare per “alleviare” questi disturbi musco-scheletrici e promuovere il benessere muscolare?

Nuovi modelli e nuovi strumenti per lo Smart Working

E’ innegabile che serva un nuovo modello di vita e di lavoro, che interpreti correttamente i cambiamenti in corso e anticipi problematiche e criticità all’insegna di uno sviluppo coerente e sensato.

Nella nostra narrazione parliamo spesso di ergonomia, della necessità di adottare posture corrette e dei nostri sistemi nati proprio con lo scopo di incentivare la prevenzione e la promozione della salute muscolare.

Nello specifico, abbiamo una grande novità in pista di lancio, nata proprio pensando ai lavoratori “smart”, e a brevissimo la sveleremo al grande pubblico, restate con noi!


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