Postura e accomodazione visiva nel lavoro d’ufficio

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Ogni movimento del corpo inizia con un movimento degli occhi nella direzione di ciò che vogliamo vedere e tutti i movimenti oculari sono associati a movimenti che regolano la posizione della testa ed in generale alla nostra postura.

Esiste una relazione di reciproco influenzamento tra la funzione visiva e la postura, tale per cui ogni alterazione visiva si ripercuote inevitabilmente sulla nostra postura e crea, come conseguenza, problematiche a livello posturale, dolori o blocchi al tratto cervicale o alla colonna vertebrale oppure in altre zone specifiche del corpo;

allo stesso modo è possibile che un trauma articolare ad un piede o in altro punto del corpo possa risalire lungo le catene muscolari e, una volta arrivato ai muscoli del tratto cervicale e della colonna vertebrale, possa determinare un’alterazione della nostra capacità visiva.

Perché la postura del corpo è strettamente collegata alla visione?  
Perché ognuno di noi per vedere ciò che lo circonda deve “accomodare”, cioè adattare l’occhio alla messa a fuoco di oggetti situati a differenti distanze. Perché ciò avvenga anche la postura, fondamentale per consentire al corpo di svolgere al meglio tutte le sue funzioni, si adatta. Ecco spiegato perché gli individui astigmatici, quando sono in piedi, tendono a inclinare il capo da un lato, i miopi a estenderlo, gli ipermetropi a fletterlo, ed infine coloro che hanno una rifrazione diversa fra i due occhi, sono più soggetti ad avere la testa ruotata da un lato.

Cosa provoca l’affaticamento visivo tipico di chi lavora davanti ad un computer?
La sindrome da affaticamento visivo è sempre più diffusa e frequente. Nella maggior parte dei casi all’origine del problema vi è uno sforzo visivo troppo intenso e prolungato, legato soprattutto all’utilizzo di videoterminali. Le nuove esigenze lavorative e le abitudini legate al tempo libero stanno infatti portando sempre più ad un aumento del tempo trascorso con gli occhi orientati su uno schermo. 
La conseguenza è un sovraccarico dei muscoli intrinseci degli occhi che può condurre alla «sindrome da affaticamento visivo», chiamata anche astenopia.

Come cambia l’accomodazione visiva
La capacità dei nostri occhi di accomodare cambia col variare dell’età: è massima quando siamo molto giovani, decresce con l’aumentare dell’età e scompare intorno ai 60/70 anni. 
Un bambino di 5 anni dispone di una capacità accomodativa di 14,00, intorno ai 40-45 anni scende sotto delle 3,00 diottrie, ecco perché iniziamo ad avere difficoltà nella lettura e nel lavoro a computer.

Lavorare al computer implica uno sforzo accomodativo costante, per questo è importante sapere che:

  • è maggiore se fissiamo o leggiamo per lunghi periodi di tempo ad una distanza ravvicinata;
  • aumenta se la concentrazione è continua, in un campo ristretto, su di un piano bidimensionale e all’interno di perimetro chiuso (proprio come un monitor);
  • peggiora in condizioni di illuminazione dell’ambiente insufficienti in cui si svolge il lavoro.

Alcuni sintomi legati all’affaticamento visivo sono: stanchezza e peso oculare, fenomeni irritativi della superficie oculare, visione offuscata e/o sdoppiata e sintomi extra-oculari come cervicalgia, lombalgia e mal di testa

Consigli posturali e di comportamento 

  • mentre lavoriamo seduti davanti ad un computer è preferibile che entrambi i piedi siano poggiati a terra o su di un piano rialzato per stabilizzare il nostro sistema di controllo posturale;
  • la distanza ideale del monitor dai nostri occhi dovrebbe essere pari alla lunghezza del nostro braccio; l’altezza ottimale viene raggiunta quando la linea superiore dello schermo è alla stessa altezza degli occhi e di poco più bassa;
  • ogni 20 minuti trascorsi al terminale, fate un break di 20 secondi e volgete lo sguardo a circa 7 metri di distanza. L’ideale sarebbe prendere almeno due brevi pause ogni ora da 30 a 60 secondi ed una pausa più generosa, circa 15 minuti, ogni due ore. Gli spostamenti dello sguardo a distanze diverse facilitano il mantenimento della flessibilità di messa a fuoco corretta;
  • per ridurre lo stress visivo, per ogni ora di lavoro a distanza ravvicinata, alzarsi e muoversi per qualche minuto, associando qualche esercizio di allenamento all’accomodazione;
  • per leggere libri o testi su carta utilizzare un piano inclinato (leggio per la lettura e supporto rigido per la scrittura) di circa 20°. Il leggio garantisce, insieme alla corretta distanza degli occhi con il piano di lavoro, il mantenimento di una postura adeguata della schiena, del collo e delle spalle. Favorisce inoltre una corretta respirazione che porta a una migliore irrorazione sanguigna del corpo intero;
  • mantenere una distanza ottimale di lettura e di scrittura, cioè quella che separa il gomito dalla prima falange del dito medio. È nota come “distanza di Harmon” e corrisponde per l’adulto a circa 35/40 cm.

Nei casi in cui il problema visivo è primario rispetto a quello posturale, il trattamento consigliato è una riabilitazione visiva oppure una correzione con occhiali.
Se invece, il difetto visivo è secondario ad un problema posturale, è necessario rivolgersi a medici specialisti, fisioterapisti, osteopati o posturologi per risolvere la causa primaria. 
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