Lavoratori anziani: cosa si perde e cosa si guadagna invecchiando?

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Possiamo considerare le età della vita lavorativa in questo modo: l’età adulta come quella tra i 22 e i 45 anni e l’età matura tra i 46 e i 65 anni. In Europa coloro che hanno tra 55 e 64 anni sono circa il 50% della forza lavoro, la metà della forza lavoro. Cominciamo ad invecchiare da quando nasciamo perché l’invecchiamento è un processo graduale e irreversibile che porta le strutture e le funzioni del nostro corpo a cambiare proprio a causa del tempo che passa.
E i problemi di salute e le malattie croniche aumentano proprio con l’età. Dopo i 50 sono a rischio gli occhi se si lavora davanti ad un computer, le possibilità di infortuni aumentano perché si riduce la capacità di sostenere un lavoro fisico e aumentano le malattie croniche in particolare quelle che riguardano i muscoli e le ossa, il cuore i polmoni e anche la psiche. La depressione rappresenta una delle cause più comuni di pensionamento anticipato.

Le perdite dell’invecchiamento

Quali sono le cosiddette “perdite” che sopraggiungono con l’età.
Innanzitutto, una perdita di forza fisica. Si stima che dai 20 ai 60 anni le persone perdano circa il 15-20% della forza fisica, associata ad un progressivo deterioramento della capacità cardiovascolare della forza e resistenza dei muscoli.
Le capacità legate alla produzione di forza muscolare raggiungono il loro apice intorno ai 35 anni e restano sostanzialmente immutate fin verso i 40 anni, dopodiché si registra un declino funzionale lento e progressivo che si manifesta con più evidenza superati i 50 anni. Negli over ‘50 si registra, ogni dieci anni, una riduzione dell’efficienza muscolare di circa il 14%.
Le ossa invece raggiungono la massima densità intorno ai 20-25 anni e poi iniziano a indebolirsi diventando progressivamente più fragili, soprattutto nella donna durante la menopausa, ma anche negli uomini.
La capacità visiva dei lavoratori maturi inizia a peggiorare, nella distinzione dei colori, nella valutazione delle distanze e della velocità degli oggetti in movimento, nella accomodazione cioè nella messa a fuoco degli oggetti da vicino.
Anche capacità uditiva e senso dell’equilibrio sono compromessi dal tempo che passa a tal punto da ripercuotersi talora negativamente sullo svolgimento dell’attività lavorativa e sulla sicurezza dei lavoratori stessi.
Il sistema di termoregolazione non è più così flessibile nei lavoratori anziani, si percepisce in misura maggiore il caldo e il freddo e si va incontro a maggiori difficoltà nel sostenere cambi di temperatura che spesso sono presenti nello svolgimento dell’attività lavorativa.
Infine, le persone mature riportano maggiori problemi nella regolazione del ritmo sonno-veglia: coloro che svolgono un lavoro che prevede anche il turno di notte hanno maggiori difficoltà nel recuperare uno stato di riposo e benessere.
Studi e ricerche tuttavia mostrano che, con l’avanzare dell’età, accanto a un processo di declino nella velocità di ragionamento, del tempo di reazione e nella capacità di concentrazione e attenzione, c’è una compensazione dovuta a una spiccata capacità di risolvere problemi e allo sviluppo di altre strategie cognitive che favoriscono l’apprendimento.
Questo significa che anche i lavoratori maturi possono imparare cose nuove, e anzi, tutte quelle occasioni in cui al lavoro si ha la possibilità di tenere nutrita e allenata la mente, sono tutte azioni di prevenzione anti aging che danno i loro frutti, non solo in termini di produttività ma anche di promozione della salute dei lavoratori.
Inoltre se da una parte sono necessari adeguamenti del contesto lavorativo rispetto all’invecchiamento delle persone, dall’altra le persone stesse possiamo fare tanto per limitare o invertire la riduzione delle proprie capacità.

I guadagni nell’invecchiamento

Sebbene, come indicato, la salute e la capacità fisica possano subire un declino con l’età, molte altre funzioni migliorano.
Tra le funzioni che meglio si conservano o che addirittura migliorano, ci sono le cosiddette funzioni resistenti ossia la capacità di ragionamento, il pensiero strategico, la perspicacia, la capacità di giudizio, di razionalizzazione, le competenze relazionali e infine, con l’età migliora la saggezza, ossia la capacità di ricavare il meglio dal bagaglio culturale ed esperienziale posseduto e metterlo a servizio delle diverse necessità, del lavoro e della vita in generale.
Alcuni studi hanno dimostrato che proprio l’esperienza lavorativa maturata negli anni compensa il declino di alcuni nostri processi cognitivi di base come le funzioni mnemoniche, la velocità d’esecuzione, le abilità mentali e fisiche generali. E al tempo stesso anche queste ultime, con l’allenamento della mente e del corpo si possono conservare e potenziare.
Inoltre, se da una parte i lavoratori maturi devono ri-adattare le loro capacità di apprendimento verso nuove conoscenze e abilità, una volta imparate, i comportamenti che ne derivano appaiono più costanti e meticolosi, le strategie messe in campo più affidabili e si potenzia la capacità di prendere decisioni efficaci.
Quindi anche l’età e l’esperienza lavorativa migliorano il prezioso capitale sociale dei lavoratori maturi presenti in azienda. Tanto che gli indici di produttività degli anziani risultano gli stessi dei giovani nei compiti che richiedono esperienza e competenza.
La maggior parte dei lavoratori maturi inoltre, se adotta stili di vita sani, può godere di un buon stato di salute, con buone capacità fisiche, mentali e funzionali sino alla pensione.

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