Disturbi muscoloscheletrici: un progetto europeo con una visione internazionale del problema

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Lo scenario

I disturbi muscoloscheletrici (DMS) sono, in tutto il mondo, tra i problemi di salute più frequentemente riportati sul luogo di lavoro. L’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), riconoscendo la gravità di questo fenomeno, ha realizzato il progetto “Review of research, policy and practice on prevention of work-related musculoskeletal disorders” (Revisione della ricerca, politica e pratica sulla prevenzione dei disturbi muscoloscheletrici legati al lavoro).

Il progetto comprendeva tre componenti di ricerca. La prima è stata una revisione della letteratura esplorativa che ha esaminato i motivi della continua alta prevalenza di DMS nell’Unione europea (UE) e ha identificato le lacune nelle pratiche di prevenzione. Il secondo (i cui risultati sono presentati in questo rapporto) è stata un’analisi politica approfondita, di tutti i paesi dell’UE e oltre, per comprendere meglio le condizioni in cui le strategie, le politiche e le azioni per affrontare i DMS sono più efficaci. La terza è stata la ricerca sul campo condotta in sei Stati membri dell’UE per esplorare, attraverso focus group e interviste, ciò che stava accadendo realmente nei luoghi di lavoro e il ruolo delle strategie e delle politiche nella prevenzione dei DMS.


Una comprensione maggiore

Lo scopo del progetto è quello di ottenere una comprensione più completa delle sfide, in capo ai responsabili delle politiche di sicurezza e salute sul lavoro (OSH), nell’affrontare i DMS connessi al lavoro. Si intende fornire una migliore comprensione delle condizioni in cui le strategie, le politiche e le azioni per affrontare i DMS sono più efficaci. Il team del progetto ha identificato una varietà di strategie e iniziative utilizzate dalle parti interessate (compresi i regolatori e le agenzie di regolamentazione, le parti sociali, gli organismi professionali e i servizi di prevenzione) e ha esplorato il modo in cui tali strategie sono state adattate per soddisfare le condizioni e le esigenze dei diversi beneficiari.

Inoltre, le risorse sviluppate e utilizzate in queste iniziative (orientamento, kit di strumenti, pacchetti di formazione, applicazioni Web e strumenti elettronici) sono state analizzate per identificare i fattori che contribuiscono al loro successo o fallimento (compresi eventuali ostacoli alla loro attuazione).

Tra 140 iniziative specifiche segnalate all’UE-OSHA, sono state selezionate 25 esperienze e da queste poi si è giunti ad un approfondimento su 6 paesi europei in particolare.

Questi sei sono stati selezionati perché hanno applicato approcci strategici molto diversificati funzionali alla prevenzione dei DMS, un mainstream prezioso per tutti gli altri paesi. Infine, le prove accumulate dalle 25 revisioni brevi, le sei revisioni approfondite e altro materiale del progetto (ad esempio i focus group condotti nel terzo componente del progetto) sono state raccolte per fornire una panoramica generale delle politiche.

Cosa è emerso?

I DMS non sono puramente un problema legato al lavoro.
Affrontare i DMS richiede cambiamenti di atteggiamento (e, di conseguenza, di comportamento) non solo nella popolazione in età lavorativa al lavoro. Alcune delle iniziative lo hanno riconosciuto, cercando, ad esempio, di promuovere messaggi DMS tra individui in età scolare o di incoraggiare stili di vita generalmente più sani. Oltre a queste azioni specifiche, ci sono segni che almeno alcuni paesi stanno adottando un approccio più olistico alla salute, superando la tendenza a compartimentare la salute pubblica da quella professionale. Ciò è chiaramente auspicabile, poiché molti dei problemi di salute rilevanti per il mondo del lavoro, come i DMS e la salute psicosociale, sono il risultato di una molteplicità di fattori che originano e pesano tanto all’interno che all’esterno dell’ambiente di lavoro.

La legislazione non è la (sola) risposta.
Sebbene alcuni datori di lavoro evidenzino lacune nell’attuale quadro legislativo, è alquanto evidente che molti datori di lavoro non stanno applicando le indicazioni, ancorchè manchevoli, presenti nel quadro giuridico esistente.

Cambiare l’atteggiamento nei confronti dei rischi è fondamentale.
Nonostante gli sforzi per cambiare il mindset rispetto alla sicurezza, sembrano prevalere convinzioni secondo cui i rischi sono “una parte inevitabile del lavoro” e le misure di prevenzione e protezione per ridurli sono troppo invadenti, costose, onerose in termini di tempo, ecc. Queste miopi convinzioni rappresentano una barriera coriacea al cambiamento. La prevenzione nell’industria ha fatto molta strada da quando credeva, ad esempio, che la il danno respiratorio fosse una conseguenza inevitabile del lavoro in miniera;  è auspicabile che avvenga lo stesso cambiamento di mindset nei confronti della salute muscolo-scheletrica.

Le modifiche al sistema sono un requisito fondamentale per il successo.
Buona parte degli alibi secondo cui l’adozione di misure preventive richiede troppo tempo deriva da un sistema lavorativo che privilegia il lavoro rapido e la produzione ad ogni costo. Ciò si riflette dal lavoro in edilizia a quello nel settore sanitario-assistenziale. Urgono quindi cambiamenti del sistema, un diverso atteggiamento tra coloro che commissionano, pianificano o organizzano tale lavoro. Le plusvalenze a breve termine devono essere compensate rispetto ai benefici a lungo termine di una forza lavoro più sana ed efficace.

La lungimiranza è essenziale.
Nuovo mindset e nuove politiche devono guardare al domani ed essere lungimiranti. E’ impensabile restare ancorati all’oggi e non avere pianificazione e strategia rispetto alla gestione dei DMS, quando le statistiche informano come siano la prima causa di assenteismo dai luoghi di lavoro.

Il messaggio deve essere ampliato e coordinato.
La salute sul lavoro non è solo un problema del Medico competente o del Responsabile del servizio di prevenzione e protezione. I punti analizzati chiariscono che pianificatori, progettisti, ingegneri, acquirenti, ecc. hanno tutti un compito importate da svolgere.

Bisogna ragionare in modo coerente per ogni gruppo target. All’interno di ogni gruppo target, alcuni individui dovranno convincere della necessità di agire e altri dovranno semplicemente sapere come intraprendere tale azione (nonché quale azione intraprendere). Questi pubblici diversi hanno esigenze diverse che possono quindi essere soddisfatte con approcci diversi.

Il pensiero logico è essenziale.
Qualunque sia il corso d’azione adottato, è essenziale che tali misure siano concepite, pianificate e attuate in risposta a un piano logico. Supponendo che l’obiettivo finale sia la riduzione dei DMS, qual è il flusso logico attraverso il quale l’intervento pianificato raggiungerà tale obiettivo? Quali ipotesi vengono fatte in quel flusso e quali sono le potenziali barriere al successo? Infine (ma soprattutto), come verrà valutato il successo di tale intervento?

Qui il Rapporto completo.

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