Sei uno smart worker? Non puoi non saperlo!

ufficio da smart worker

Usi il portatile per lavorare? stai seduto a lungo su una sedia da cucina e ti sembra di impazzire? ti trovi spesso le gambe incrociate e la schiena attorcigliata? per stare seduti bene e per evitare dolori a collo, spalle e schiena, dobbiamo evitare alcune posizioni e adottare specifici accorgimenti.

  1. Usiamo i computer portatili senza fare ricorso ad accessori: i laptop NON sono i migliori alleati della nostra schiena, obbligano in genere a lavorare con una postura scorretta. I documenti cartacei sono di regola posizionati tra gli avambracci e il bordo del piano di lavoro. La schiena è piegata in avanti. Lavorare in questa posizione provoca inevitabilmente dolori a schiena, collo e spalle. Ti consiglio di utilizzare una tastiera e un mouse aggiuntivo possibilmente wireless. Inoltre, è cosa buona e giusta appoggiare il portatile su un piano inclinato, in modo da sollevare lo schermo all’altezza corretta e usare la tastiera come porta documenti (la tastiera che usi è quella aggiuntiva). In questo modo puoi lavorare con una postura più rilassata.
  2. Una postura rilassata non è di per sé scorretta. A meno che diventi un’abitudine. Sedersi ogni tanto sul bordo anteriore del sedile fa bene, perchè si raddrizza la schiena e si da mobilità al bacino, attivando i muscoli addominali e dorsali. Se la sedia non è dotata di braccioli la puoi usare di tanto per sederti al contrario, cioè appoggiando il busto contro lo schienale. Questa posizione può essere molto rilassante a condizione che lo schienale non sia troppo alto o largo in basso. La cosa migliore è muoverti regolarmente e alternare spesso la posizione.
  3. Tendiamo a sbilanciare il peso su un lato rimanendo a lungo seduti con le gambe incrociate e fateci caso…la gamba che si accavalla è sempre la stessa. Il prolungato accavallamento degli arti inferiori tende a rallentare il flusso sanguigno e a causare compressioni nervose. Inoltre, crea scompensi posturali in tutto il corpo che a lungo andare causano dolori e contratture. Metti un cuscino o una matita fra le ginocchia, ti aiuta a perdere progressivamente questa cattiva abitudine.
  4. Abbiamo lo schermo posizionato lateralmente che ci obbliga a tenere la schiena costantemente in torsione per lungo tempo. Lo stesso vale quando tratteniamo il cellulare fra orecchio e spalla mentre lavoriamo. Questo porta ad uno schiacciamento eccessivo delle vertebre del collo e ad una posizione anomala del capo con inevitabili mal di testa da tensione muscolare. Schermo e tastiera devono essere posizionati di fronte a te e paralleli al bordo del piano di lavoro. Se devi parlare a lungo con il cellulare infila gli auricolari e cammina per casa.
  5. Guardiamo lo schermo del computer con lo sguardo basso e la testa protesa in avanti. È un’abitudine sbagliata perché mette in tensione la zona cervicale e i muscoli delle spalle. È necessario sollevare il monitor, per esempio con qualche vecchia enciclopedia, fino ad avere lo sguardo in linea, o di poco più basso, al margine superiore dello schermo e posizionare capo e schiena ad una distanza dal monitor pari a quella del proprio braccio.
  6. Passiamo ore ed ore restando seduti per lunghi periodi di tempo senza alzarci e muoverci un po’. Il lavoro in smart working sembra aumentato, ogni giorno riunioni via web, le call con i colleghi e… dopo solo due ore di posizione seduta la circolazione rallenta e circola meno ossigeno nel cervello e dopo quattro ore si produce un’eccessiva compressione alle vertebre della parte bassa della schiena. Allora che fare? aprire le finestre e camminare con brio, anche in casa, 5 minuti, tre/quattro volte al giorno. E per scongiurare obesità, diabete 2 e malattie cardiovascolari, bisognerebbe alzarsi almeno 40 volte al giorno.
  7. Teniamo i piedi ovunque tranne che appoggiati bene a terra. Anche quando toccano il pavimento, spesso sono appoggiati solo sulla parte esterna, determinando uno stress articolare alla caviglia, oppure solo sulla parte anteriore o ancora appoggiati alle razze del sedile. Cosi facendo i muscoli del polpaccio sono sottoposti ad una tensione costante. Ma il primo premio lo vincono i piedi incrociati fra loro e appoggiati sulle razze: oltre allo stress articolare, è facile ritrovarsi con formicolii e intorpidimenti da circolazione bloccata. Che sia sul pavimento o su di un poggiapiedi, teniamo i piedi appoggiati bene a terra perchè mandano segnali utili al nostro sistema posturale e a quello visivo.

Sedentarietà e lavoro a computer. Stabilisci subito buone abitudini lavorative.

sedentarietà e smart working

Più stai seduto, più malsana e più breve potrebbe essere la tua vita. Gli effetti della sedentarietà sono ben visibili negli astronauti, costretti a stare in un ambiente in cui vengono meno gli effetti della gravità sui muscoli, le ossa e il corpo in generale. Uno studio ha dimostrato come il decadimento muscolare, conseguente al disuso, sia un potente acceleratore dell’invecchiamento, tanto che 6 mesi in orbita vengono considerati equivalenti a 10 anni sulla terra.

Passare troppe ore seduti è non solo dannoso per il corpo, che diventa vittima di dolori articolari, malattie cardio vascolari, diabete e obesità, ma anche per la mente che, in debito di ossigeno, fatica a concentrarsi, ad essere lucida e a trattenere nella memoria ciò che serve.  Non solo, studi recenti hanno dimostrato che non basta fare i raccomandati 150 minuti di intenso esercizio aerobico a settimana per compensare i danni che produce lo stare seduti a lungo.  Se aggiungiamo il tempo che, ogni giorno, passiamo davanti a tablet, smartphone o tv la somma delle ore sedentarie è spiazzante (approfondisci su: Nuovo rischio, la sedentarietà protratta: la somma che non ti aspetti) e i primi segnali sono proprio i dolori muscoloscheletrici.
Come cambiare lo stile di vita sedentario e proteggere il tuo corpo da problemi sia a breve che a lungo termine attraverso semplici strategie?

Rendi il tuo spazio di lavoro adatto a te

A un certo punto dovrai sederti e lavorare, quindi assicurati di farlo bene.
Scegli una sedia che consenta ai tuoi avambracci di galleggiare appena sopra il piano di lavoro, in linea con tastiera e mouse, e ai tuoi piedi di appoggiare a terra o su un rialzo di qualsiasi tipo. La sedia dovrebbe sostenerti la schiena, quindi regola l’inclinazione dello schienale tra i 100° e i 115°.
Assicurati inoltre di regolare l’altezza del monitor in modo che sia all’altezza degli occhi o di poco più basso.
Anche se il monitor non prevede una regolazione ergonomica, è sufficiente una risma di carta o vecchie enciclopedie per allineare correttamente gli occhi allo schermo.
Sconsigliato usare il laptop sulle ginocchia. Anche se il laptop è comodo, se lo usi a letto o in qualsiasi altro luogo, lo schermo finisce troppo sotto il livello degli occhi e costringe il tratto cervicale ad una flessione e compressione eccessiva.
Invece di adattare il tuo corpo a un laptop o tablet, metti il dispositivo su un piano rialzato in modo che sia all’altezza giusta per i tuoi occhi e la tua postura.

Fai attività fisica nelle pause di lavoro

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ci dice che per attività fisica si intende qualsiasi movimento del corpo che richiede un dispendio di energia.
Se è così allora non fai attività fisica solo se vai in piscina tre volte a settimana, ma anche se svolgi un lavoro manuale, quando passeggi con il tuo cane, se ti muovi in bicicletta, quando balli, quando giochi con i tuoi bimbi, quando usi le scale.
Esistono molti modi per cambiare uno stile di vita sedentario, soprattutto mentre lavori da casa:

  • metti un post-it sul pc, la sveglia sul cellulare, o un alert sul calendario per ricordarti di muoverti ogni 30 minuti soprattutto se stai seduto per ore;
  • nelle pause alzati, allungati e guarda un campo visivo distante, dimenticando lo schermo del computer o dello smartphone: un’abitudine importante per evitare l’affaticamento degli occhi e problemi muscolo-scheletrici;
  • quando leggi, telefoni o semplicemente pensi…alzati e muoviti;
  • prenditi 5 minuti, 2 volte al giorno, per fare un’attività intensa come ballare, giocare con il cane o il gatto, fare più volte su e giù dalle scale oppure eseguire esercizi rapidi ed esplosivi (flessioni, squats, burpees);
  • ed infine, non dimenticare di fare qualche esercizio di stretching in quanto allevia la tensione muscolare, corregge la postura e favorisce la circolazione sanguigna.

Le possibilità per rompere la sedentarietà, durante la giornata lavorativa, sono ovunque…sei pronto a sfruttarle in ogni momento della tua giornata?

Postura e accomodazione visiva nel lavoro d’ufficio

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Ogni movimento del corpo inizia con un movimento degli occhi nella direzione di ciò che vogliamo vedere e tutti i movimenti oculari sono associati a movimenti che regolano la posizione della testa ed in generale alla nostra postura.

Esiste una relazione di reciproco influenzamento tra la funzione visiva e la postura, tale per cui ogni alterazione visiva si ripercuote inevitabilmente sulla nostra postura e crea, come conseguenza, problematiche a livello posturale, dolori o blocchi al tratto cervicale o alla colonna vertebrale oppure in altre zone specifiche del corpo;

allo stesso modo è possibile che un trauma articolare ad un piede o in altro punto del corpo possa risalire lungo le catene muscolari e, una volta arrivato ai muscoli del tratto cervicale e della colonna vertebrale, possa determinare un’alterazione della nostra capacità visiva.

Perché la postura del corpo è strettamente collegata alla visione?  
Perché ognuno di noi per vedere ciò che lo circonda deve “accomodare”, cioè adattare l’occhio alla messa a fuoco di oggetti situati a differenti distanze. Perché ciò avvenga anche la postura, fondamentale per consentire al corpo di svolgere al meglio tutte le sue funzioni, si adatta. Ecco spiegato perché gli individui astigmatici, quando sono in piedi, tendono a inclinare il capo da un lato, i miopi a estenderlo, gli ipermetropi a fletterlo, ed infine coloro che hanno una rifrazione diversa fra i due occhi, sono più soggetti ad avere la testa ruotata da un lato.

Cosa provoca l’affaticamento visivo tipico di chi lavora davanti ad un computer?
La sindrome da affaticamento visivo è sempre più diffusa e frequente. Nella maggior parte dei casi all’origine del problema vi è uno sforzo visivo troppo intenso e prolungato, legato soprattutto all’utilizzo di videoterminali. Le nuove esigenze lavorative e le abitudini legate al tempo libero stanno infatti portando sempre più ad un aumento del tempo trascorso con gli occhi orientati su uno schermo. 
La conseguenza è un sovraccarico dei muscoli intrinseci degli occhi che può condurre alla «sindrome da affaticamento visivo», chiamata anche astenopia.

Come cambia l’accomodazione visiva
La capacità dei nostri occhi di accomodare cambia col variare dell’età: è massima quando siamo molto giovani, decresce con l’aumentare dell’età e scompare intorno ai 60/70 anni. 
Un bambino di 5 anni dispone di una capacità accomodativa di 14,00, intorno ai 40-45 anni scende sotto delle 3,00 diottrie, ecco perché iniziamo ad avere difficoltà nella lettura e nel lavoro a computer.

Lavorare al computer implica uno sforzo accomodativo costante, per questo è importante sapere che:

  • è maggiore se fissiamo o leggiamo per lunghi periodi di tempo ad una distanza ravvicinata;
  • aumenta se la concentrazione è continua, in un campo ristretto, su di un piano bidimensionale e all’interno di perimetro chiuso (proprio come un monitor);
  • peggiora in condizioni di illuminazione dell’ambiente insufficienti in cui si svolge il lavoro.

Alcuni sintomi legati all’affaticamento visivo sono: stanchezza e peso oculare, fenomeni irritativi della superficie oculare, visione offuscata e/o sdoppiata e sintomi extra-oculari come cervicalgia, lombalgia e mal di testa

Consigli posturali e di comportamento 

  • mentre lavoriamo seduti davanti ad un computer è preferibile che entrambi i piedi siano poggiati a terra o su di un piano rialzato per stabilizzare il nostro sistema di controllo posturale;
  • la distanza ideale del monitor dai nostri occhi dovrebbe essere pari alla lunghezza del nostro braccio; l’altezza ottimale viene raggiunta quando la linea superiore dello schermo è alla stessa altezza degli occhi e di poco più bassa;
  • ogni 20 minuti trascorsi al terminale, fate un break di 20 secondi e volgete lo sguardo a circa 7 metri di distanza. L’ideale sarebbe prendere almeno due brevi pause ogni ora da 30 a 60 secondi ed una pausa più generosa, circa 15 minuti, ogni due ore. Gli spostamenti dello sguardo a distanze diverse facilitano il mantenimento della flessibilità di messa a fuoco corretta;
  • per ridurre lo stress visivo, per ogni ora di lavoro a distanza ravvicinata, alzarsi e muoversi per qualche minuto, associando qualche esercizio di allenamento all’accomodazione;
  • per leggere libri o testi su carta utilizzare un piano inclinato (leggio per la lettura e supporto rigido per la scrittura) di circa 20°. Il leggio garantisce, insieme alla corretta distanza degli occhi con il piano di lavoro, il mantenimento di una postura adeguata della schiena, del collo e delle spalle. Favorisce inoltre una corretta respirazione che porta a una migliore irrorazione sanguigna del corpo intero;
  • mantenere una distanza ottimale di lettura e di scrittura, cioè quella che separa il gomito dalla prima falange del dito medio. È nota come “distanza di Harmon” e corrisponde per l’adulto a circa 35/40 cm.

Nei casi in cui il problema visivo è primario rispetto a quello posturale, il trattamento consigliato è una riabilitazione visiva oppure una correzione con occhiali.
Se invece, il difetto visivo è secondario ad un problema posturale, è necessario rivolgersi a medici specialisti, fisioterapisti, osteopati o posturologi per risolvere la causa primaria. 
ParcAGILE è un valido aiuto per prevenire e riequilibrare le tensioni e gli squilibri muscolari.
È un attrezzo fisioterapico compatto, ideale per chi lavora al computer, da casa o in ufficio, e necessita di svolgere semplici e mirati esercizi per un beneficio immediato a collo, spalle e schiena.

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Smart Working consigli utili per il lavoro da remoto

Se lavori al computer, in smart working, sarai consapevole di tutti i tuoi privilegi: trascorri la maggior parte del tuo tempo su una sedia super ergonomica, ti prendi tutte le pause che ti servono, lavori in ambienti puliti e confortevoli, con una temperatura perfetta, con un grado di umidità ideale e magari anche con le luci schermate. Non è vero?

Forse non è esattamente ciò che pensi, ma è una convinzione diffusa sia fra i tuoi colleghi sia in chi svolge attività differenti.

Quando spiego i rischi ergonomici a cui è esposto chi lavora davanti ad un computer, mi sento come una cantastorie, un’intrattenitrice ambulante che gira per le aziende recitando e cantando qualcosa che si “deve dire”, perché c’è una normativa che lo impone, ma che non cattura, non attrae perché distante dalla percezione che i lavoratori stessi hanno dei rischi per la loro salute.

Del resto, anche la sorveglianza sanitaria sembra essere d’accordo.

Se sei un lavoratore under 50 che utilizza un’attrezzatura munita di videoterminale per venti ore settimanali e se non hai particolari problemi visivi, osteoarticolari o di affaticamento mentale, hai diritto ad una visita con il medico competente ogni cinque anni, nel migliore dei casi.

Nel peggiore, ma anche più diffuso, dei casi si riscontra una tutela assente o inefficace per larga parte di questa popolazione lavorativa.

Ci è servito il lockdown per far emergere il problema: smart working, lavorare con computer, tablet e cellulari da casa scatena disturbi muscolo scheletrici nuovi o latenti.

Ma quali sono le cause principali di questi disturbi e che soluzioni si possono mettere in atto?

  • Postazioni di lavoro “domestiche”: abbiamo lavorato sul divano o sulla comoda poltrona della sala, in cucina seduti per ore su una sedia rigidissima oppure convertendo il tavolino pieghevole del terrazzo a tavolo di lavoro o, ancora, acquistando on line una scrivania salva spazio sui cui appoggiare a mala pena il portatile. Eravamo convinti che la storiella dei consigli posturali e dei principi ergonomici di quella cantastorie fossero per noi superflui e ridondanti.
  • La posizione seduta prolungata: ci siamo ritrovati a vivere giornate di lavoro super affollate, passando ore ed ore tra una conference call e una videochiamata, rispondendo immediatamente a centinaia di mail e garantendo la nostra reperibilità h24. Tutto ciò ha generato e sta continuando a generare una maggiore sedentarietà che è causa, non solo, di una riduzione del volume dei muscoli che diventano più piccoli e meno forti, ma anche di dolori articolari determinati da una ridotta o assente mobilità.
  • Quando si passano troppe ore trascorse davanti al computer senza limiti di orario, è necessario trovare modelli organizzativi agili e smart, delle routine che garantiscano, a chi lavora da casa o in smart working, il rispetto sacrosanto dei confini tra tempo di lavoro e tempo libero.

Sia che si lavori da casa o in azienda o in smart working, ciascuno deve assumersi il ruolo di R.S.P.S. e cioè di Responsabile al Servizio della Propria Salute!

È fondamentale assumere posizioni corrette e limitare il tempo trascorso indugiando sulla sedia, divano o poltrona, a maggior ragione se lavori da casa:

  • se passi ore davanti al pc, senza mai fare una pausa, imposta tre sveglie, una lontana più lontana dell’altra, per ricordarti che ti devi alzare, muovere e rigenerare;
  • utilizza una sedia ergonomica e se ciò non fosse possibile ti consiglio di mettere un cuscino tra la parte bassa della schiena e la sedia stessa.
  • se hai l’abitudine di accavallare le gambe per lunghi periodi, metti un cuscino fra le ginocchia che ti aiuta ad abbandonare la posizione scorretta;
  • bevi almeno 8 bicchieri di acqua, i muscoli rimangono più idratati e tu sei costretto ad alzarti più spesso;
  • telefonata di lavoro? auricolari infilati e cammina per la casa;
  • posiziona il computer affinché si trovi alla stessa altezza degli occhi per evitare compressioni a livello cervicale;
  • alzati dalla sedia ogni 45 minuti per eseguire brevi ma efficaci esercizi per le braccia, le gambe e la schiena.

Hai mai pensato ad un attrezzo, semplice e compatto, con cui puoi svolgere più di 20 esercizi di mobilità e di stretching per tutto il corpo?

Abbiamo progettato uno strumento fisioterapico per alleviare i dolori muscolo scheletrici e donare sollievo a chi è costretto ad utilizzare per tante ore computer, tablet e smatphone. Si chiama ParcAgile e, se vuoi scoprirne le caratteristiche, clicca su questo link.

Smart working: dal datore di lavoro al lavoratore ….

smart working datori di lavoro - parcfor.com

In questi ultimi mesi abbiamo sentito molto spesso parlare di Lavoro Agile o Smart Working: un termine che nella modalità operativa ha coinvolto gran parte della popolazione dei lavoratori.

Infatti, nel periodo di emergenza COVID-19, è stato raccomandato dai vari DPCM del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali quale misura di contenimento.

Molte aziende hanno optato per questa modalità di lavoro che, tra l’altro, stando ai dati raccolti di recente, sembrerebbe avere avuto notevole share tra i lavoratori.  L’80% degli italiani, secondo un sondaggio condotto dalla Società IZI su un campione di 1.002 lavoratori italiani tra i 18 e i 65 anni, giudica questa modalità di lavoro molto positivamente e il 37% rinuncerebbe addirittura a una parte dello stipendio per continuare con questa modalità.

Ma come possiamo definire il Lavoro Agile o Smart Working?

L’art.18 della Legge 81/2017 lo definisce come la “una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa…

Cosa devono fare i Datori di lavoro?

L’articolo 22 della Legge 81/2017, sopra citata, prescrive che il datore di lavoro debba garantire la salute e la sicurezza di chi svolge la propria prestazione professionale in modalità “agile”.

È, pertanto, richiesto al Datore di Lavoro di consegnare al lavoratore un’informativa, almeno una volta l’anno, in cui siano individuati i rischi generali e specifici derivanti dallo svolgimento del lavoro in modalità agile.

L’articolo 23 della stessa Legge, in tema di protezione,prevede inoltre che il datore di lavoro tuteli il lavoratore rispetto agli infortuni sul lavoro e alle malattie professionali.

Cosa deve fare il lavoratore?

Il lavoratore, ai sensi dell’Art 22 Legge 81/2017, è tenuto a cooperare all’attuazione delle misure di prevenzione predisposte dal Datore di lavoro per fronteggiare i rischi connessi all’esecuzione della prestazione all’esterno dei locali aziendali.

Inoltre, il lavoratore in smart working, ha obblighi informativi e formativi in relazione ai rischi specifici connessi alla propria mansione. In particolare, deve essere informato e formato in merito a:

  • comportamenti di prevenzione generale;
  • raccomandazione generali circa i locali in cui dovrà svolgersi il lavoro agile;
  • raccomandazioni in merito all’illuminazione naturale ed artificiale;
  • raccomandazioni in merito all’aerazione naturale ed artificiale
  • comportamenti in merito all’utilizzo di attrezzature e dispositivi di lavoro come ad esempio PC portatile
  • raccomandazioni in merito al rischio di incendio e gestione delle emergenze.

Dunque i percorsi formativi, organizzati dal Datore di lavoro, in altre parole, vertono sui rischi legati all’ambiente di lavoro, sul layout della postazione e sull’uso dei supporti tecnologici.

A supporto del Datore di Lavoro anche l’INAIL ha predisposto un’informativa sulla salute e sicurezza nel lavoro agile, con indicazioni sulle misure di prevenzione generale e specifica e sull’utilizzo sicuro dell’attrezzatura di lavoro.(INFORMATIVA SULLA SALUTE E SICUREZZA NEL LAVORO AGILE AI SENSI DELL’ART. 22, COMMA 1, L. 81/2017).

Naturalmente anche per la modalità di lavoro Smart Working restano validi gli obblighi dei lavoratori come previsto dall’art 20 del D.Lgs 81/08.

…e di cosa si deve preoccupare?

Lo Smart Working, come ogni qualsiasi novità, oltre ai vantaggi già noti, porta con sé anche delle criticità.

Prescindendo per un momento dagli aspetti legati al digital devide(secondo i più recenti dati di Agicom -ottobre 2019- il 30% degli italiani ha problemi di accesso a internet o non ha una dotazione tecnologica adeguata), bisogna ricordare come lo smart working abbia accentuato l’insorgenza di disturbi muscoloscheletrici.

Assosalute (comunicato stampa Maggio 2020) dichiara che il 49% degli italiani soffre di mal di schiena, il 37% di dolori al collo e il 29% di dolori agli arti inferiori. E soprattutto, sostiene – dato non da trascurare – che tali disturbi sono accentuati dalla scarsa attività e dalle posture non corrette assunte durante il lavoro da casa.

Dunque cosa possiamo fare per “alleviare” questi disturbi musco-scheletrici e promuovere il benessere muscolare?

Nuovi modelli e nuovi strumenti per lo Smart Working

E’ innegabile che serva un nuovo modello di vita e di lavoro, che interpreti correttamente i cambiamenti in corso e anticipi problematiche e criticità all’insegna di uno sviluppo coerente e sensato.

Nella nostra narrazione parliamo spesso di ergonomia, della necessità di adottare posture corrette e dei nostri sistemi nati proprio con lo scopo di incentivare la prevenzione e la promozione della salute muscolare.

Nello specifico, abbiamo una grande novità in pista di lancio, nata proprio pensando ai lavoratori “smart”, e a brevissimo la sveleremo al grande pubblico, restate con noi!


Comunicato stampa – Tre lavoratori su cinque affetti da disturbi muscolo scheletrici: ci pensa PARCfor

Tre lavoratori su cinque in Europa (fonte: UE-OSHA) lamentano disturbi muscolo scheletrici (DMS), fenomeni che interessano la schiena, il collo, le spalle e gli arti superiori, ma possono anche colpire gli arti inferiori e indicano qualsiasi lesione o patologia alle articolazioni o ad altri tessuti.

Un lavoratore su cinque ha evidenziato nell’ultimo anno dolori cronici alla schiena o al collo, mentre il 60% di quelli con problemi di salute legati al lavoro hanno indicato nei DMS la causa principale.

Il quadro diviene ancora più preoccupante se allarghiamo l’orizzonte di indagine al Pianeta: le patologie muscolo scheletriche rappresentano il quarto fattore di impatto sulla salute delle popolazioni e la seconda causa al mondo di disabilità, con il dolore alla schiena in testa a questa speciale classifica di fattori invalidanti.

I DMS sono altresì causa della metà delle assenze dal lavoro (con danni che ammontano al 4% del PIL) e per il 60% delle inabilità permanenti.

Si tratta di numeri impietosi, che certificano una problematica diffusa a livello internazionale che solo recentemente è stata oggetto di studio e di attenzione.

Per affrontare in modo sistemico il problema è nata PARCfor (https://www.parcfor.com/).

PARCfor è una start up, incubata in Bergamo Sviluppo, che sviluppa sistemi innovativi per la prevenzione e la promozione della salute muscolo scheletrica. I dispositivi PARC offrono in un modo semplice, autonomo e quotidiano soluzioni efficaci per i disturbi muscoloscheletrici lavoro correlati e per il recupero e/o il mantenimento delle abilità motorie e delle autonomie di movimento di soggetti soprattutto anziani.

La mente dietro le “invenzioni” di PARC è Debora Russi, consulente e formatrice per la salute muscolo-scheletrica dei lavoratori e founder/presidente della startup.

“Mi occupo di salute del corpo dal mio primo giorno di lavoro – dice Debora – La prima esperienza lavorativa, come fisioterapista, dedicata a riabilitare corpi acciaccati dalla malattia, e quella successiva come formatrice-consulente aziendale, mi hanno fatto incontrare centinaia di persone con disturbi muscolo scheletrici, e permesso di cogliere il bisogno di soluzioni efficaci per la salute muscolare dei lavoratori. Per questo ho ideato il PARC, una sintesi concreta di conoscenze, esperienze e intuizioni maturate in anni di lavoro”.

PARC è un sistema unico ed innovativo nel suo genere, che nasce dalla necessità di offrire in un modo semplice, autonomo e quotidiano soluzioni efficaci per i disturbi muscoloscheletrici al lavoro.

Attrezzi specifici regolabili in altezza, che simulano protocolli di fisioterapia, possono essere piazzati alle pareti degli uffici, nelle aree break o installate a fine linea di produzione, o ancora agganciate ad una struttura mobile per essere utilizzate simultaneamente da più lavoratori in reparti diversi di uno stesso stabilimento.

“Il lockdown imposto dall’emergenza Covid e il conseguente ricorso allo Smart Working– conclude Debora Russi – hanno accentuato i disturbi muscolo scheletrici nei lavoratori: Assosalute stima che il 50% degli italiani ne ha sofferto durante la quarantena. Stiamo ultimando una soluzione domestica, compatta e versatile, che consentirà di svolgere quotidianamente esercizi utili a prevenire, attenuare e curare i disturbi tipici di chi lavora con il computer”.

Nuovo rischio, la sedentarietà protratta: la somma che non ti aspetti

Apparteniamo alla società dell’anca flessa, la civiltà in assoluto più sedentaria nella storia in cui gli individui trascorrono moltissimo tempo seduti su una sedia.

Ogni volta che tengo un corso di formazione sul benessere muscoloscheletrico nel lavoro d’ufficio o sui corretti stili di vita, sconvolge sempre la somma, che faccio fare alle persone presenti in aula, delle ore che trascorrono stando seduti o comunque fermi durante una giornata di lavoro.

Quando va bene siamo sulle 7/8 ore, ma la media è di 10/11 ore, anche se non è infrequente che si arrivi anche a 13 ore.

La maggior parte delle persone prova uno stupore rassegnato, convinto che non sia una condizione tanto grave o che, pur volendo, non sia proprio possibile fare nulla, dati i vincoli della vita moderna, per abbattere quella somma.

Cominciamo a demolire la convinzione ingenua quanto errata che la sedentarietà non rappresenti un rischio per la salute:

  • bastano due ore per innescare brutti circoli viziosi nel corpo!
  • si bruciano meno grassi e il flusso di sangue è più lento;
  • aumentano pressione e i livelli di colesterolo;
  • lo zucchero rimane in eccesso nel sangue perché i muscoli che non si muovono, così il pancreas produce sempre più insulina, che può portare al diabete e altre malattie;
  • muscoli dorsali e addominali diventano flosci alterando la postura;
  • si irrigidisce e si accorcia l’ileo psoas limitando i movimenti delle anche;
  • rallenta la circolazione del sangue e il cuore fa più fatica;
  • caviglie gonfie, vene varicose a pericolosi coaguli di sangue;
  • aumenta la fragilità delle ossa;
  • si riduce l’apporto di ossigeno al cervello e di conseguenza la sua funzionalità ne risente.

Lo stupore in aula da rassegnato diventa contrassegnato da un’espressione dei volti che dicono pressappoco cosi: “azz……. non lo sapevo fosse cosi grave la faccenda!”.

E ora entriamo nella foresta dei vincoli per cercarci gli alberi delle possibilità:

  • alzarsi dalla sedia ogni 30 minuti e muoversi per qualche minuto
  • cambiare posizione frequentemente, se possibile alternare con la standing desk
  • lavorare in piedi, anche per brevi periodi, aumenta la frequenza cardiaca di circa 8 battiti/min
  • scendere una fermata prima dalla metropolitana o dal bus
  • parcheggiare l’auto distante dall’azienda
  • bere molta acqua fa bene al corpo e al movimento
  • al cervello bastano 5 minuti di camminata sostenuta per riacquisire freschezza ed energia mentale
  • una mail in meno, una rampa di scale in più
  • fare stretching durante le ore di lavoro
  • svolgere regolarmente attività fisica almeno 30 min per 5 volte a settimana (OMS)

Anche le postazioni di movimento del sistema PARC rappresentano un ottimo supporto per combattere la sedentarietà protratta negli uffici: gli attrezzi vengono collocati su aste eleganti e leggere che si fissano direttamente alle pareti (uffici, corridoi, aree break, aree wellness) occupando pochissimo spazio. Sono sufficienti brevi sessioni di movimenti PARC specifici per le spalle, i polsi, i gomiti o la schiena, eseguiti durante le pause di lavoro, mentre si dialoga con un collega o ancora nel tempo di un caffè.

Promuovere azioni di salute si deve, rimandare le scelte di salute no.
Appartieni anche tu alla società dell’anca flessa? Contattaci.