Motivazione: come aumentarla grazie alla ginnastica sul posto di lavoro.

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Storie vere di prevenzione in cantiere

La motivazione sul luogo di lavoro può aumentare grazie ad un coinvolgimento attivo di tutti i dipendenti in esercizi ed attività fisica. 
Andare a lavorare in bicicletta, interrompere per qualche minuto il lavoro per svolgere esercizi di ginnastica, fare walking una volta la settimana: promuovere il movimento fisico è diventato un importante fattore di successo in molte aziende.
Infatti, fare attività fisica è una premessa indispensabile per migliorare la salute e il benessere dei collaboratori, per aumentarne l’efficienza e ridurre le assenze dal lavoro agendo su molteplici fattori destinati ad incrementare notevolmente la motivazione di tutto lo staff coinvolto.
Gli adattamenti ergonomici presenti in diversi luoghi di lavoro rappresentano senza dubbio una misura centrale per migliorare la salute e la produttività dei collaboratori.

Esercizi energetici sul lavoro alla Locher AG

Ogni giorno dopo la pausa pranzo, il capomastro Hans Peter Züger chiama a raccolta gli operai.
Per quanto possano apparire eccentrici, gli esercizi che svolgono insieme hanno un’efficacia indubbia. Tra l’altro contemplano una particolare tecnica di respirazione, di rilassamento e di automassaggio oltre ad esercizi in coppia.
«Sono convinto che questi esercizi energetici e fisici servano a migliorare la salute e la vitalità» afferma Züger.

Tutto nasce dal mal di schiena del capocantiere

Promuovere la salute sul cantiere è una questione che al capocantiere sta molto a cuore perché per undici anni ha sofferto di mal di schiena. Gli specialisti a cui si era rivolto non sono riusciti a dargli il sollievo sperato. Züger capì che le cause del suo mal di schiena erano sia l’attività lavorativa di per sé che lo stress e si iscrisse così ad un corso basato su esercizi utili al corpo ma anche alla mente.
Terminato il corso e visti i risultati su di sé, ha proposto ai suoi collaboratori di fare alcuni esercizi insieme sul cantiere.
Quando, seduti nella baracca del cantiere, gliene ho parlato – racconta il capocantiere – hanno voluto che gli mostrassi subito qualche esercizio manifestando una curiosità che mi ha stupito».
Da quel mattino del maggio 2000 gli esercizi sono diventati parte quotidiana del lavoro.
Anche se ciascuno è libero di partecipare o no al «programma energetico» della durata di una quindicina di minuti, difficilmente qualcuno salta l’appuntamento quotidiano con gli esercizi di riscaldamento, rilassamento ed energetici. In un mondo «virile» per antonomasia quali sono i cantieri edili, dove la prevenzione della salute non è certo un tema molto diffuso, Züger è riuscito a fare breccia negli schemi mentali, ottenendo notevole impatto anche sulla motivazione dei dipendenti.

Pause dinamiche alla Mettler Toledo di Nänikon

«Vogliamo far ginnastica!» protestano alcuni dipendenti della ditta Mettler Toledo se l’istruttore non si presenta puntuale.
Ogni giorno nel reparto di produzione della Global Electronics di Nänikon si interrompe il lavoro per svolgere dieci minuti di esercizi fisici. Durante questa breve pausa dinamica i dipendenti si concentrano su determinati movimenti fisici che non svolgono mai durante il lavoro.
La partecipazione alle pause dinamiche è facoltativa e non va a scapito delle regolamentari pause di lavoro. Gli esercizi vengono preparati e diretti da cosiddetti «moltiplicatori», ossia dipendenti che hanno seguito un apposito corso di formazione per essere poi in grado di dirigere le pause dinamiche, introdotte nel 2004.
I «moltiplicatori» fungono inoltre da referenti per le questioni ergonomiche e hanno il compito di istruire i nuovi dipendenti e fare in modo che sul loro posto di lavoro siano soddisfatti i criteri ergonomici.
Il progetto «Muoviti» è nato da una analisi dei posti di lavoro da cui era risultata l’impossibilità di eliminare dal ciclo lavorativo le attività ripetitive responsabili dei disturbi di salute dei dipendenti. Per rimediare a questi problemi si è pensato di introdurre le pause dinamiche e dare concretezza al motto «Muoviti».

Maggiore motivazione

Dal 2004 le pause dinamiche sono un appuntamento fisso nel lavoro dei dipendenti dei tre reparti di produzione della Mettler Toledo Global Electronics a Nänikon.
«Muoviti» ha inciso in modo molto positivo sulla motivazione e sulle assenze dal lavoro dei dipendenti. L’impegno dei moltiplicatori a proporre esercizi di ginnastica sempre diversi e coinvolgenti è uno dei motivi essenziali del successo riscosso da «Muoviti!».

Esercizi di riscaldamento alla Losinger Construction SA

Quando lo fanno i campioni dello sport, nessuno si meraviglia. Invece, se lo fanno degli operai su un cantiere, suscita curiosità. Stiamo parlando degli esercizi di riscaldamento prima di iniziare a lavorare. Eppure, lo sforzo fisico che quotidianamente compie un operaio edile è del tutto paragonabile a quello di un atleta professionista. Perché allora non prendere esempio dai campioni dello sport e svolgere esercizi di riscaldamento specifici per prevenire gli infortuni sul lavoro?
È questa la conclusione a cui è arrivata l’impresa edile Losinger Construction SA che ha convinto i propri dipendenti a svolgere degli esercizi ginnici prima di iniziare a lavorare.

Il caposquadra mostra come si fa

Ogni giorno sui cantieri della Losinger i caposquadra invitano i colleghi a svolgere un programma di ginnastica che dura una decina di minuti. Oltre 200 operai edili fanno riscaldamento ogni mattino. Dopo aver sviluppato dieci esercizi specifici di mobilitazione e rafforzamento, i fisioterapisti della Clinica di riabilitazione della Suva hanno istruito 40 caposquadra dell’impresa perché a loro volta insegnassero ai colleghi di lavoro come svolgerli.
Quello che oggi è ormai considerata una cosa del tutto normale e svolta con allegria ogni mattina, è stata in realtà introdotta soltanto nella primavera del 2009.
All’inizio gli operai hanno reagito con scetticissimo ai due obiettivi che la Losinger si era posta: prevenire a breve termine gli infortuni che si verificavano con frequenza maggiore nelle prime ore della giornata lavorativa e, sul lungo termine, ridurre del 25 per cento i costi e le assenze dovuti a disturbi e lesioni dell’apparato muscolo-scheletrico. Problemi sempre più frequenti, infatti, tra gli operai edili più anziani.

Riscaldamento = più sicurezza

«Fare esercizi di riscaldamento serve a mettere in moto corpo e spirito» afferma Patrick Frison, uno dei direttori dell’impresa. E non va dimenticata un’altra serie di effetti positivi della ginnastica mattutina: gli esercizi si svolgono in un clima di relax e familiarità che non solo diverte i dipendenti ma che si ripercuote positivamente anche sullo spirito di squadra. Infine, il progetto è servito anche a sensibilizzare i dipendenti a prestare maggiore attenzione alla sicurezza e alla salute nel tempo libero.
È proprio in questa stessa ottica di prevenzione delle malattie professionali, ma soprattutto di quei disturbi fisici che accompagnano le giornate lavorative rendendole più faticose da sopportare, con cui ParcAGILE è stato concepito.
ParcAGILE è un aiuto concreto sempre a porta di mano e un supporto affidabile per eseguire esercizi di allungamento muscolare e di mobilità articolare in autonomia e in qualunque momento della giornata lavorativa.

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Articolo ispirato da “Diamoci una mossa! Promuovere la salute in azienda – un impegno vincente” Suvapro

Perché scegliere un mouse verticale?

mouse verticale

Rispondere ad un bisogno posturale naturale e tutelare la salute degli smart worker, e non solo.

Quante volte ti sei massaggiato il polso, con il quale usi il mouse, con l’intento di alleviare quel fastidio-dolore così persistente?
L’evoluzione tecnologica, e suoi accessori, rispondono principalmente a bisogni di efficienza e di affidabilità a costi sempre più competitivi ma trascurano, a volte, quelli di tutela della salute e di prevenzione dalle malattie.

Cosa si intende per postura corretta e cosa la altera:

  • il Decreto n. 81 definisce la postura come “l’atteggiamento abituale del corpo e dei diversi distretti corporei”;
  • fra i principali fattori responsabili di patologie muscoloscheletriche lavoro-correlate c’è  la postura incongrua intesa come “sollecitazioni  estreme  degli  angoli  delle  articolazioni,  specialmente  se per tempi prolungati” (-Rischi da posture incongrue- intervento al convegno nazionale “Rischio biologico, psicosociale e biomeccanico per i lavoratori della sanità – Attualità scientifiche e legislative” in Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia, Volume XXXII – N. 3 – luglio/settembre 2010).
    Da questo deduciamo che la postura raccomandata è quella che va incontro al rispetto di atteggiamenti abituali e fisiologici del nostro corpo.

Quanto è fisiologico quello che fai?

Ora ti chiedo di eseguire questa semplice azione: mettiti seduto davanti ad un tavolo qualsiasi, appoggia naturalmente i gomiti e distendi gli avambracci sul tavolo: in che posizione li appoggi? Esatto, dalla parte laterale e non con il palmo all’ingiù!
Quando usi un mouse classico l’avambraccio non è in posizione naturale, il polso deve ruotare per prendere in mano il mouse e questo crea uno sforzo e una compressione del nervo mediano della mano, che è alla base dei fastidiosi dolori che poi portano alla sindrome del tunnel carpale.
Questa foto ti mostra la postura di un braccio mentre utilizza un mouse normale, lo vedi il polso come è girato in maniera innaturale? Tu pensi sia naturale solo perché ci sei ormai abituato. Inoltre, con il mouse classico, si tende a muovere molto il polso e molto poco l’intero avambraccio provocando un sovraccarico a tendini e legamenti del polso.

Guarda invece lo stesso braccio come si comporta quando utilizza un mouse verticale: la mano è in posizione neutra e l’avambraccio è poggiato in modo naturale, senza alcuna torsione ne compressione.

I vantaggi di un mouse verticale

Un mouse verticale ti aiuta a prevenire dolori legati a patologie quali la sindrome del tunnel carpale, tendinite e lesione da sforzo ripetitivo perché favorisce una posizione molto più naturale dell’avambraccio e la mano che va a chiudersi intorno al corpo ne esce anch’essa più rilassata, assumendo una posizione che è semplicemente più comoda.
Ti servirà un po’ di pratica per abituarti completamente…ma i benefici fisici sono evidenti già dopo poche settimane.

E ora qualche consiglio su come scegliere il mouse verticale?

Grandezza del mouse
La grandezza del mouse verticale è un fattore importante: la mano deve avvolgere il corpo del mouse in modo da avere il pollice sul lato interno e le altre quattro dita sul lato esterno e deve afferrarlo completamente.
Attenzione a non sceglierlo troppo piccolo perché si rischia di non essere in grado di premere i pulsanti.
18 centimetri è la misura che determina la differenza tra una mano grande e una piccola.
Ti starai chiedendo sicuramente: “Quanto è grande la mia mano?”
Misura dalla base del polso fino alla punta del dito medio: se supera i 18 cm, la tua mano è grande, altrimenti è una mano piccola.

Numero di pulsanti
Il mouse verticale ha un vantaggio: il design permette di avere pulsanti extra, in quanto il mouse verticale rende molto più facile l’utilizzo del pollice.
Se escludiamo il tasto destro, quello sinistro e la rotellina, pulsanti che si trovano anche su un mouse classico, sul mouse verticale si trovano uno o due pulsanti sul lato interno, raggiungibili appunto col pollice.
I modelli variano tra di loro e quindi dovresti dare un’occhiata al numero di pulsanti e a quanti eventualmente sono programmabili, per rendere il mouse verticale ancora più personalizzato. E se sei mancino, non preoccuparti assolutamente, esistono sul mercato mouse verticali pensati appositamente per te.

Perché scegliere un mouse verticale?

Per dire “STOP” ad una postura che rovina a lungo termine il polso e il braccio e per godere di una comodità di utilizzo nettamente superiore a quella data da un normale mouse orizzontale, specialmente se parliamo di un utilizzo prolungato come quando si lavora davanti ad un computer ogni giorno per molto tempo.

E se non bastasse?
I tendini sono per loro natura zone poco vascolarizzate, per evitare l’insorgere di infiammazioni è molto utile svolgere regolarmente esercizi specifici di allungamento muscolare, in particolare di quei muscoli che durante l’attività lavorativa sono attivati in accorciamento.

ParcAGILE è un attrezzo fisioterapico compatto e sempre a tua disposizione, con il quale puoi eseguire veri e propri protocolli di esercizi specifici per il benessere muscolare di polsi, gomiti, spalle e schiena.
Semplici video tutorial ti supportano nell’esecuzione dei diversi esercizi e una chat sempre attiva risponde ad ogni tua domanda.

Non rimandare l’appuntamento con la tua salute, comincia oggi! Vai alla pagina https://www.parcfor.com/smart-worker/  e clicca su Acquista Subito.

Sei uno smart worker? Non puoi non saperlo!

ufficio da smart worker

Usi il portatile per lavorare? stai seduto a lungo su una sedia da cucina e ti sembra di impazzire? ti trovi spesso le gambe incrociate e la schiena attorcigliata? per stare seduti bene e per evitare dolori a collo, spalle e schiena, dobbiamo evitare alcune posizioni e adottare specifici accorgimenti.

  1. Usiamo i computer portatili senza fare ricorso ad accessori: i laptop NON sono i migliori alleati della nostra schiena, obbligano in genere a lavorare con una postura scorretta. I documenti cartacei sono di regola posizionati tra gli avambracci e il bordo del piano di lavoro. La schiena è piegata in avanti. Lavorare in questa posizione provoca inevitabilmente dolori a schiena, collo e spalle. Ti consiglio di utilizzare una tastiera e un mouse aggiuntivo possibilmente wireless. Inoltre, è cosa buona e giusta appoggiare il portatile su un piano inclinato, in modo da sollevare lo schermo all’altezza corretta e usare la tastiera come porta documenti (la tastiera che usi è quella aggiuntiva). In questo modo puoi lavorare con una postura più rilassata.
  2. Una postura rilassata non è di per sé scorretta. A meno che diventi un’abitudine. Sedersi ogni tanto sul bordo anteriore del sedile fa bene, perchè si raddrizza la schiena e si da mobilità al bacino, attivando i muscoli addominali e dorsali. Se la sedia non è dotata di braccioli la puoi usare di tanto per sederti al contrario, cioè appoggiando il busto contro lo schienale. Questa posizione può essere molto rilassante a condizione che lo schienale non sia troppo alto o largo in basso. La cosa migliore è muoverti regolarmente e alternare spesso la posizione.
  3. Tendiamo a sbilanciare il peso su un lato rimanendo a lungo seduti con le gambe incrociate e fateci caso…la gamba che si accavalla è sempre la stessa. Il prolungato accavallamento degli arti inferiori tende a rallentare il flusso sanguigno e a causare compressioni nervose. Inoltre, crea scompensi posturali in tutto il corpo che a lungo andare causano dolori e contratture. Metti un cuscino o una matita fra le ginocchia, ti aiuta a perdere progressivamente questa cattiva abitudine.
  4. Abbiamo lo schermo posizionato lateralmente che ci obbliga a tenere la schiena costantemente in torsione per lungo tempo. Lo stesso vale quando tratteniamo il cellulare fra orecchio e spalla mentre lavoriamo. Questo porta ad uno schiacciamento eccessivo delle vertebre del collo e ad una posizione anomala del capo con inevitabili mal di testa da tensione muscolare. Schermo e tastiera devono essere posizionati di fronte a te e paralleli al bordo del piano di lavoro. Se devi parlare a lungo con il cellulare infila gli auricolari e cammina per casa.
  5. Guardiamo lo schermo del computer con lo sguardo basso e la testa protesa in avanti. È un’abitudine sbagliata perché mette in tensione la zona cervicale e i muscoli delle spalle. È necessario sollevare il monitor, per esempio con qualche vecchia enciclopedia, fino ad avere lo sguardo in linea, o di poco più basso, al margine superiore dello schermo e posizionare capo e schiena ad una distanza dal monitor pari a quella del proprio braccio.
  6. Passiamo ore ed ore restando seduti per lunghi periodi di tempo senza alzarci e muoverci un po’. Il lavoro in smart working sembra aumentato, ogni giorno riunioni via web, le call con i colleghi e… dopo solo due ore di posizione seduta la circolazione rallenta e circola meno ossigeno nel cervello e dopo quattro ore si produce un’eccessiva compressione alle vertebre della parte bassa della schiena. Allora che fare? aprire le finestre e camminare con brio, anche in casa, 5 minuti, tre/quattro volte al giorno. E per scongiurare obesità, diabete 2 e malattie cardiovascolari, bisognerebbe alzarsi almeno 40 volte al giorno.
  7. Teniamo i piedi ovunque tranne che appoggiati bene a terra. Anche quando toccano il pavimento, spesso sono appoggiati solo sulla parte esterna, determinando uno stress articolare alla caviglia, oppure solo sulla parte anteriore o ancora appoggiati alle razze del sedile. Cosi facendo i muscoli del polpaccio sono sottoposti ad una tensione costante. Ma il primo premio lo vincono i piedi incrociati fra loro e appoggiati sulle razze: oltre allo stress articolare, è facile ritrovarsi con formicolii e intorpidimenti da circolazione bloccata. Che sia sul pavimento o su di un poggiapiedi, teniamo i piedi appoggiati bene a terra perchè mandano segnali utili al nostro sistema posturale e a quello visivo.

Sedentarietà e lavoro a computer. Stabilisci subito buone abitudini lavorative.

sedentarietà e smart working

Più stai seduto, più malsana e più breve potrebbe essere la tua vita. Gli effetti della sedentarietà sono ben visibili negli astronauti, costretti a stare in un ambiente in cui vengono meno gli effetti della gravità sui muscoli, le ossa e il corpo in generale. Uno studio ha dimostrato come il decadimento muscolare, conseguente al disuso, sia un potente acceleratore dell’invecchiamento, tanto che 6 mesi in orbita vengono considerati equivalenti a 10 anni sulla terra.

Passare troppe ore seduti è non solo dannoso per il corpo, che diventa vittima di dolori articolari, malattie cardio vascolari, diabete e obesità, ma anche per la mente che, in debito di ossigeno, fatica a concentrarsi, ad essere lucida e a trattenere nella memoria ciò che serve.  Non solo, studi recenti hanno dimostrato che non basta fare i raccomandati 150 minuti di intenso esercizio aerobico a settimana per compensare i danni che produce lo stare seduti a lungo.  Se aggiungiamo il tempo che, ogni giorno, passiamo davanti a tablet, smartphone o tv la somma delle ore sedentarie è spiazzante (approfondisci su: Nuovo rischio, la sedentarietà protratta: la somma che non ti aspetti) e i primi segnali sono proprio i dolori muscoloscheletrici.
Come cambiare lo stile di vita sedentario e proteggere il tuo corpo da problemi sia a breve che a lungo termine attraverso semplici strategie?

Rendi il tuo spazio di lavoro adatto a te

A un certo punto dovrai sederti e lavorare, quindi assicurati di farlo bene.
Scegli una sedia che consenta ai tuoi avambracci di galleggiare appena sopra il piano di lavoro, in linea con tastiera e mouse, e ai tuoi piedi di appoggiare a terra o su un rialzo di qualsiasi tipo. La sedia dovrebbe sostenerti la schiena, quindi regola l’inclinazione dello schienale tra i 100° e i 115°.
Assicurati inoltre di regolare l’altezza del monitor in modo che sia all’altezza degli occhi o di poco più basso.
Anche se il monitor non prevede una regolazione ergonomica, è sufficiente una risma di carta o vecchie enciclopedie per allineare correttamente gli occhi allo schermo.
Sconsigliato usare il laptop sulle ginocchia. Anche se il laptop è comodo, se lo usi a letto o in qualsiasi altro luogo, lo schermo finisce troppo sotto il livello degli occhi e costringe il tratto cervicale ad una flessione e compressione eccessiva.
Invece di adattare il tuo corpo a un laptop o tablet, metti il dispositivo su un piano rialzato in modo che sia all’altezza giusta per i tuoi occhi e la tua postura.

Fai attività fisica nelle pause di lavoro

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ci dice che per attività fisica si intende qualsiasi movimento del corpo che richiede un dispendio di energia.
Se è così allora non fai attività fisica solo se vai in piscina tre volte a settimana, ma anche se svolgi un lavoro manuale, quando passeggi con il tuo cane, se ti muovi in bicicletta, quando balli, quando giochi con i tuoi bimbi, quando usi le scale.
Esistono molti modi per cambiare uno stile di vita sedentario, soprattutto mentre lavori da casa:

  • metti un post-it sul pc, la sveglia sul cellulare, o un alert sul calendario per ricordarti di muoverti ogni 30 minuti soprattutto se stai seduto per ore;
  • nelle pause alzati, allungati e guarda un campo visivo distante, dimenticando lo schermo del computer o dello smartphone: un’abitudine importante per evitare l’affaticamento degli occhi e problemi muscolo-scheletrici;
  • quando leggi, telefoni o semplicemente pensi…alzati e muoviti;
  • prenditi 5 minuti, 2 volte al giorno, per fare un’attività intensa come ballare, giocare con il cane o il gatto, fare più volte su e giù dalle scale oppure eseguire esercizi rapidi ed esplosivi (flessioni, squats, burpees);
  • ed infine, non dimenticare di fare qualche esercizio di stretching in quanto allevia la tensione muscolare, corregge la postura e favorisce la circolazione sanguigna.

Le possibilità per rompere la sedentarietà, durante la giornata lavorativa, sono ovunque…sei pronto a sfruttarle in ogni momento della tua giornata?

Tablet e cervicale: donne e giovani più a rischio!

text neck da cellulare

Quante ore trascorriamo mediamente alla settimana davanti a computer, smartphone o tablet?
Indipendentemente dal lavoro che svolgiamo, siamo esposti ad un uso poco consapevole di telefoni e tablet che provocano spesso dolori alla cervicale.
Che sia per svago o per lavoro, passiamo serenamente molte ore alla settimana in compagnia di qualche device.
Dati riportati dallo studio 
Digital 2019 Global mostrano che in media, ciascuno di noi, ogni giorno, trascorre 6 ore e 4 minuti connesso alla rete, di cui 2:15 ore in compagnia di dispositivi mobile.
Smartphone e tablet sembrano ormai un’estensione naturale del nostro corpo ma rischiano di provocare parecchi danni alla nostra salute.

Collo a tablet…cervicale infiammata
Fra i danni alla salute più diffusi, ne esiste uno che colpisce in particolare il collo: giovani, donne e anziani ne sono particolarmente esposti.
Quando inviamo un messaggio vocale, chattiamo, leggiamo news sul cellulare assumiamo una posizione in cui la testa è perennemente chinata in avanti e in basso, in direzione di smartphone o tablet.
In questa posizione si stima che il collo subisca uno stress pari ad un peso di circa 20 Kg che grava al centro del tratto cervicale.
Pensiamo a quanto tempo passiamo ogni giorno in questa posizione e facciamo le opportune considerazioni del caso.
Assumere a lungo questa posizione può sviluppare quella che i ricercatori hanno definito “Sindrome Text Neck”: il collo si irrigidisce non appena lo chiniamo, compaiono lievi tremolii alla testa e un dolore sottile e costante ci accompagna per tutta la giornata.
Il rischio, a lungo termine, è una deformazione della curva naturale del collo che si può estendere a tutta la schiena, pericolo a cui sono esposti soprattutto i giovani, il cui apparato scheletrico-muscolare è ancora in fase di sviluppo.
Anche il sonno ne risente perché disturbato dal frequente intorpidimento agli arti superiori.

Donne e giovani più a rischio, perché?
L’incidenza di questi disturbi è curiosamente più alta fra le donne e i giovani.
La ragione è da ricondurre al fatto che avere braccia più corte e spalle più strette costringe ad assumere, durante l’uso dei dispositivi, posizioni più estreme e quindi a volte più stressanti da punto di vista muscolo scheletrico. E sono proprio queste, più ancora delle ore passate di fronte allo schermo, a provocare i fastidi più evidenti.

È possibile evitare queste spiacevoli conseguenze o almeno diminuirne il rischio?
La prima cosa da fare è ridurre il tempo di utilizzo dei cellulari: se si sfruttano i sistemi di comando vocale si interagisce meno con il telefonino.
La seconda cosa è quella di evitare di utilizzare il telefonino in piedi, con il collo inclinato e le mani all’altezza del petto, meglio scegliere di chattare stando seduti, con il cellulare posto circa all’altezza del viso.
La terza è quella di riequilibrare le conseguenze nocive del Text-Neck con alcuni semplici esercizi di stretching che allungano e sciolgono i muscoli del collo, quelli della schiena e quelli posteriori delle gambe.
In questo modo si allunga tutta la catena muscolare posteriore che corre dalla testa ai talloni.

Ora è possibile eseguire questi ed altri esercizi con ParcAGILE: un attrezzo fisioterapico completo e compatto, corredato di video esercizi chiari e semplici per eseguire in autonomia e a casa tua, moltissimi movimenti per il benessere di collo, schiena, spalle e polsi.

Postura e accomodazione visiva nel lavoro d’ufficio

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Ogni movimento del corpo inizia con un movimento degli occhi nella direzione di ciò che vogliamo vedere e tutti i movimenti oculari sono associati a movimenti che regolano la posizione della testa ed in generale alla nostra postura.

Esiste una relazione di reciproco influenzamento tra la funzione visiva e la postura, tale per cui ogni alterazione visiva si ripercuote inevitabilmente sulla nostra postura e crea, come conseguenza, problematiche a livello posturale, dolori o blocchi al tratto cervicale o alla colonna vertebrale oppure in altre zone specifiche del corpo;

allo stesso modo è possibile che un trauma articolare ad un piede o in altro punto del corpo possa risalire lungo le catene muscolari e, una volta arrivato ai muscoli del tratto cervicale e della colonna vertebrale, possa determinare un’alterazione della nostra capacità visiva.

Perché la postura del corpo è strettamente collegata alla visione?  
Perché ognuno di noi per vedere ciò che lo circonda deve “accomodare”, cioè adattare l’occhio alla messa a fuoco di oggetti situati a differenti distanze. Perché ciò avvenga anche la postura, fondamentale per consentire al corpo di svolgere al meglio tutte le sue funzioni, si adatta. Ecco spiegato perché gli individui astigmatici, quando sono in piedi, tendono a inclinare il capo da un lato, i miopi a estenderlo, gli ipermetropi a fletterlo, ed infine coloro che hanno una rifrazione diversa fra i due occhi, sono più soggetti ad avere la testa ruotata da un lato.

Cosa provoca l’affaticamento visivo tipico di chi lavora davanti ad un computer?
La sindrome da affaticamento visivo è sempre più diffusa e frequente. Nella maggior parte dei casi all’origine del problema vi è uno sforzo visivo troppo intenso e prolungato, legato soprattutto all’utilizzo di videoterminali. Le nuove esigenze lavorative e le abitudini legate al tempo libero stanno infatti portando sempre più ad un aumento del tempo trascorso con gli occhi orientati su uno schermo. 
La conseguenza è un sovraccarico dei muscoli intrinseci degli occhi che può condurre alla «sindrome da affaticamento visivo», chiamata anche astenopia.

Come cambia l’accomodazione visiva
La capacità dei nostri occhi di accomodare cambia col variare dell’età: è massima quando siamo molto giovani, decresce con l’aumentare dell’età e scompare intorno ai 60/70 anni. 
Un bambino di 5 anni dispone di una capacità accomodativa di 14,00, intorno ai 40-45 anni scende sotto delle 3,00 diottrie, ecco perché iniziamo ad avere difficoltà nella lettura e nel lavoro a computer.

Lavorare al computer implica uno sforzo accomodativo costante, per questo è importante sapere che:

  • è maggiore se fissiamo o leggiamo per lunghi periodi di tempo ad una distanza ravvicinata;
  • aumenta se la concentrazione è continua, in un campo ristretto, su di un piano bidimensionale e all’interno di perimetro chiuso (proprio come un monitor);
  • peggiora in condizioni di illuminazione dell’ambiente insufficienti in cui si svolge il lavoro.

Alcuni sintomi legati all’affaticamento visivo sono: stanchezza e peso oculare, fenomeni irritativi della superficie oculare, visione offuscata e/o sdoppiata e sintomi extra-oculari come cervicalgia, lombalgia e mal di testa

Consigli posturali e di comportamento 

  • mentre lavoriamo seduti davanti ad un computer è preferibile che entrambi i piedi siano poggiati a terra o su di un piano rialzato per stabilizzare il nostro sistema di controllo posturale;
  • la distanza ideale del monitor dai nostri occhi dovrebbe essere pari alla lunghezza del nostro braccio; l’altezza ottimale viene raggiunta quando la linea superiore dello schermo è alla stessa altezza degli occhi e di poco più bassa;
  • ogni 20 minuti trascorsi al terminale, fate un break di 20 secondi e volgete lo sguardo a circa 7 metri di distanza. L’ideale sarebbe prendere almeno due brevi pause ogni ora da 30 a 60 secondi ed una pausa più generosa, circa 15 minuti, ogni due ore. Gli spostamenti dello sguardo a distanze diverse facilitano il mantenimento della flessibilità di messa a fuoco corretta;
  • per ridurre lo stress visivo, per ogni ora di lavoro a distanza ravvicinata, alzarsi e muoversi per qualche minuto, associando qualche esercizio di allenamento all’accomodazione;
  • per leggere libri o testi su carta utilizzare un piano inclinato (leggio per la lettura e supporto rigido per la scrittura) di circa 20°. Il leggio garantisce, insieme alla corretta distanza degli occhi con il piano di lavoro, il mantenimento di una postura adeguata della schiena, del collo e delle spalle. Favorisce inoltre una corretta respirazione che porta a una migliore irrorazione sanguigna del corpo intero;
  • mantenere una distanza ottimale di lettura e di scrittura, cioè quella che separa il gomito dalla prima falange del dito medio. È nota come “distanza di Harmon” e corrisponde per l’adulto a circa 35/40 cm.

Nei casi in cui il problema visivo è primario rispetto a quello posturale, il trattamento consigliato è una riabilitazione visiva oppure una correzione con occhiali.
Se invece, il difetto visivo è secondario ad un problema posturale, è necessario rivolgersi a medici specialisti, fisioterapisti, osteopati o posturologi per risolvere la causa primaria. 
ParcAGILE è un valido aiuto per prevenire e riequilibrare le tensioni e gli squilibri muscolari.
È un attrezzo fisioterapico compatto, ideale per chi lavora al computer, da casa o in ufficio, e necessita di svolgere semplici e mirati esercizi per un beneficio immediato a collo, spalle e schiena.

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Smart Working consigli utili per il lavoro da remoto

Se lavori al computer, in smart working, sarai consapevole di tutti i tuoi privilegi: trascorri la maggior parte del tuo tempo su una sedia super ergonomica, ti prendi tutte le pause che ti servono, lavori in ambienti puliti e confortevoli, con una temperatura perfetta, con un grado di umidità ideale e magari anche con le luci schermate. Non è vero?

Forse non è esattamente ciò che pensi, ma è una convinzione diffusa sia fra i tuoi colleghi sia in chi svolge attività differenti.

Quando spiego i rischi ergonomici a cui è esposto chi lavora davanti ad un computer, mi sento come una cantastorie, un’intrattenitrice ambulante che gira per le aziende recitando e cantando qualcosa che si “deve dire”, perché c’è una normativa che lo impone, ma che non cattura, non attrae perché distante dalla percezione che i lavoratori stessi hanno dei rischi per la loro salute.

Del resto, anche la sorveglianza sanitaria sembra essere d’accordo.

Se sei un lavoratore under 50 che utilizza un’attrezzatura munita di videoterminale per venti ore settimanali e se non hai particolari problemi visivi, osteoarticolari o di affaticamento mentale, hai diritto ad una visita con il medico competente ogni cinque anni, nel migliore dei casi.

Nel peggiore, ma anche più diffuso, dei casi si riscontra una tutela assente o inefficace per larga parte di questa popolazione lavorativa.

Ci è servito il lockdown per far emergere il problema: smart working, lavorare con computer, tablet e cellulari da casa scatena disturbi muscolo scheletrici nuovi o latenti.

Ma quali sono le cause principali di questi disturbi e che soluzioni si possono mettere in atto?

  • Postazioni di lavoro “domestiche”: abbiamo lavorato sul divano o sulla comoda poltrona della sala, in cucina seduti per ore su una sedia rigidissima oppure convertendo il tavolino pieghevole del terrazzo a tavolo di lavoro o, ancora, acquistando on line una scrivania salva spazio sui cui appoggiare a mala pena il portatile. Eravamo convinti che la storiella dei consigli posturali e dei principi ergonomici di quella cantastorie fossero per noi superflui e ridondanti.
  • La posizione seduta prolungata: ci siamo ritrovati a vivere giornate di lavoro super affollate, passando ore ed ore tra una conference call e una videochiamata, rispondendo immediatamente a centinaia di mail e garantendo la nostra reperibilità h24. Tutto ciò ha generato e sta continuando a generare una maggiore sedentarietà che è causa, non solo, di una riduzione del volume dei muscoli che diventano più piccoli e meno forti, ma anche di dolori articolari determinati da una ridotta o assente mobilità.
  • Quando si passano troppe ore trascorse davanti al computer senza limiti di orario, è necessario trovare modelli organizzativi agili e smart, delle routine che garantiscano, a chi lavora da casa o in smart working, il rispetto sacrosanto dei confini tra tempo di lavoro e tempo libero.

Sia che si lavori da casa o in azienda o in smart working, ciascuno deve assumersi il ruolo di R.S.P.S. e cioè di Responsabile al Servizio della Propria Salute!

È fondamentale assumere posizioni corrette e limitare il tempo trascorso indugiando sulla sedia, divano o poltrona, a maggior ragione se lavori da casa:

  • se passi ore davanti al pc, senza mai fare una pausa, imposta tre sveglie, una lontana più lontana dell’altra, per ricordarti che ti devi alzare, muovere e rigenerare;
  • utilizza una sedia ergonomica e se ciò non fosse possibile ti consiglio di mettere un cuscino tra la parte bassa della schiena e la sedia stessa.
  • se hai l’abitudine di accavallare le gambe per lunghi periodi, metti un cuscino fra le ginocchia che ti aiuta ad abbandonare la posizione scorretta;
  • bevi almeno 8 bicchieri di acqua, i muscoli rimangono più idratati e tu sei costretto ad alzarti più spesso;
  • telefonata di lavoro? auricolari infilati e cammina per la casa;
  • posiziona il computer affinché si trovi alla stessa altezza degli occhi per evitare compressioni a livello cervicale;
  • alzati dalla sedia ogni 45 minuti per eseguire brevi ma efficaci esercizi per le braccia, le gambe e la schiena.

Hai mai pensato ad un attrezzo, semplice e compatto, con cui puoi svolgere più di 20 esercizi di mobilità e di stretching per tutto il corpo?

Abbiamo progettato uno strumento fisioterapico per alleviare i dolori muscolo scheletrici e donare sollievo a chi è costretto ad utilizzare per tante ore computer, tablet e smatphone. Si chiama ParcAgile e, se vuoi scoprirne le caratteristiche, clicca su questo link.

Smart working: dal datore di lavoro al lavoratore ….

smart working datori di lavoro - parcfor.com

In questi ultimi mesi abbiamo sentito molto spesso parlare di Lavoro Agile o Smart Working: un termine che nella modalità operativa ha coinvolto gran parte della popolazione dei lavoratori.

Infatti, nel periodo di emergenza COVID-19, è stato raccomandato dai vari DPCM del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali quale misura di contenimento.

Molte aziende hanno optato per questa modalità di lavoro che, tra l’altro, stando ai dati raccolti di recente, sembrerebbe avere avuto notevole share tra i lavoratori.  L’80% degli italiani, secondo un sondaggio condotto dalla Società IZI su un campione di 1.002 lavoratori italiani tra i 18 e i 65 anni, giudica questa modalità di lavoro molto positivamente e il 37% rinuncerebbe addirittura a una parte dello stipendio per continuare con questa modalità.

Ma come possiamo definire il Lavoro Agile o Smart Working?

L’art.18 della Legge 81/2017 lo definisce come la “una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa…

Cosa devono fare i Datori di lavoro?

L’articolo 22 della Legge 81/2017, sopra citata, prescrive che il datore di lavoro debba garantire la salute e la sicurezza di chi svolge la propria prestazione professionale in modalità “agile”.

È, pertanto, richiesto al Datore di Lavoro di consegnare al lavoratore un’informativa, almeno una volta l’anno, in cui siano individuati i rischi generali e specifici derivanti dallo svolgimento del lavoro in modalità agile.

L’articolo 23 della stessa Legge, in tema di protezione,prevede inoltre che il datore di lavoro tuteli il lavoratore rispetto agli infortuni sul lavoro e alle malattie professionali.

Cosa deve fare il lavoratore?

Il lavoratore, ai sensi dell’Art 22 Legge 81/2017, è tenuto a cooperare all’attuazione delle misure di prevenzione predisposte dal Datore di lavoro per fronteggiare i rischi connessi all’esecuzione della prestazione all’esterno dei locali aziendali.

Inoltre, il lavoratore in smart working, ha obblighi informativi e formativi in relazione ai rischi specifici connessi alla propria mansione. In particolare, deve essere informato e formato in merito a:

  • comportamenti di prevenzione generale;
  • raccomandazione generali circa i locali in cui dovrà svolgersi il lavoro agile;
  • raccomandazioni in merito all’illuminazione naturale ed artificiale;
  • raccomandazioni in merito all’aerazione naturale ed artificiale
  • comportamenti in merito all’utilizzo di attrezzature e dispositivi di lavoro come ad esempio PC portatile
  • raccomandazioni in merito al rischio di incendio e gestione delle emergenze.

Dunque i percorsi formativi, organizzati dal Datore di lavoro, in altre parole, vertono sui rischi legati all’ambiente di lavoro, sul layout della postazione e sull’uso dei supporti tecnologici.

A supporto del Datore di Lavoro anche l’INAIL ha predisposto un’informativa sulla salute e sicurezza nel lavoro agile, con indicazioni sulle misure di prevenzione generale e specifica e sull’utilizzo sicuro dell’attrezzatura di lavoro.(INFORMATIVA SULLA SALUTE E SICUREZZA NEL LAVORO AGILE AI SENSI DELL’ART. 22, COMMA 1, L. 81/2017).

Naturalmente anche per la modalità di lavoro Smart Working restano validi gli obblighi dei lavoratori come previsto dall’art 20 del D.Lgs 81/08.

…e di cosa si deve preoccupare?

Lo Smart Working, come ogni qualsiasi novità, oltre ai vantaggi già noti, porta con sé anche delle criticità.

Prescindendo per un momento dagli aspetti legati al digital devide(secondo i più recenti dati di Agicom -ottobre 2019- il 30% degli italiani ha problemi di accesso a internet o non ha una dotazione tecnologica adeguata), bisogna ricordare come lo smart working abbia accentuato l’insorgenza di disturbi muscoloscheletrici.

Assosalute (comunicato stampa Maggio 2020) dichiara che il 49% degli italiani soffre di mal di schiena, il 37% di dolori al collo e il 29% di dolori agli arti inferiori. E soprattutto, sostiene – dato non da trascurare – che tali disturbi sono accentuati dalla scarsa attività e dalle posture non corrette assunte durante il lavoro da casa.

Dunque cosa possiamo fare per “alleviare” questi disturbi musco-scheletrici e promuovere il benessere muscolare?

Nuovi modelli e nuovi strumenti per lo Smart Working

E’ innegabile che serva un nuovo modello di vita e di lavoro, che interpreti correttamente i cambiamenti in corso e anticipi problematiche e criticità all’insegna di uno sviluppo coerente e sensato.

Nella nostra narrazione parliamo spesso di ergonomia, della necessità di adottare posture corrette e dei nostri sistemi nati proprio con lo scopo di incentivare la prevenzione e la promozione della salute muscolare.

Nello specifico, abbiamo una grande novità in pista di lancio, nata proprio pensando ai lavoratori “smart”, e a brevissimo la sveleremo al grande pubblico, restate con noi!


ErgoKita: un progetto di intervento ergonomico nel campo dell’istruzione scolastica

Parliamo oggi del progetto ErgoKita, che ha studiato i fattori di rischio relativi ai disordini muscoloscheletrici per gli insegnanti della scuola dell’infanzia e l’effetto e i benefici di un intervento di prevenzione. Lo studio è partito dalla misurazione fisiologica del lavoro, in modo particolare dalle posture disagevoli o scomode (ad esempio stare seduti ed effettuare sollevamenti dei bambini) e ha incluso anche la fornitura di attrezzature ergonomiche.

Il progetto ha incluso anche la progettazione di mobili più ergonomici per gli adulti, oltre che per i bambini, ottenendo un ottimo risultato nel miglioramento della salute dei lavoratori. E’ stata fondamentale la partecipazione dei lavoratori nel processo decisionale perché questo ha stimolato il loro impegno e ha contribuito ad una maggiore sensibilizzazione sul tema ergonomico, modificando quindi il comportamento sia sul luogo di lavoro che al di fuori di esso.

Scenario e problematiche

I disturbi muscoloscheletrici (DMS) che interessano la parte bassa della schiena, il collo e gli arti superiori e in misura minore anche quelli inferiori sono tra le principali cause di infortunio sul lavoro e hanno un notevole impatto socio-economico.

I fattori di rischio per l’insorgenza dei DMS includono ritmo di lavoro elevato, schemi di movimento ripetitivi, tempo di recupero insufficienti, sollevamento di carichi pesanti (i bambini) e posture scomode del corpo. A questi fattori si aggiungono i rischi dell’ambiente di lavoro in ambito psicosociale (rilevanza dell’aspetto relazionale ed educativo con i bambini e stress nella relazione con i genitori).

Il tipo di attività che sperimentano i professionisti della educazione dei bambini comporta elevati stress fisici e mentali. I fattori di rischio del lavoro delle educatrici dell’infanzia sono determinati sia dalle altezze dei mobili e delle strutture a misura di bambino sia dal sollevamento e dal trasporto dei bambini stessi e infine dall’esecuzione di più compiti contemporaneamente (multitasking).

Le altezze dei tavoli e delle strutture a misura di bambino determina negli insegnanti l’adozione di posture scomode del corpo come piegarsi e chinarsi, accovacciarsi e inginocchiarsi per periodi prolungati mentre si svolgono compiti che richiedono la supervisione dei bambini, la loro alimentazione e la fornitura di cure igieniche. Tutte queste posture non neutre sono considerate fattori di rischio per lo sviluppo di DMS.

Il progetto ErgoKita

Il progetto ErgoKita ha perseguito diversi scopi: uno di questi è stato verificare lo stato delle conoscenze sui rischi derivanti dai carichi di lavoro negli insegnanti delle scuole materne. Inoltre, il carico di lavoro situazionale è stato valutato in modo obiettivo e soggettivo nelle diverse attività compiute dagli insegnanti. Determinando così gli effetti dell’influenza sui fattori e parametri strutturali (come il rapporto insegnante-bambino e le strutture disponibili): a valle di questo sono state quindi  identificate e valutate le misure di prevenzione più adeguate.

La durata del progetto è stata di 4 anni (2011-2014), con un follow-up 2 anni dopo, nel 2016.

Gli studi scientifici sono stati condotti dall’Istituto di sicurezza e salute sul lavoro dell’assicurazione contro gli infortuni sociali tedesca (Institut für Arbeitsschutz der Deutschen Gesetzlichen Unfallversicherung —IFA), dall’Istituto di ergonomia dell’Università di Tecnologia di Darmstadt e dall’Istituto di medicina del lavoro, sociale e ambientale della Goethe University di Francoforte.

Mobili ergonomici

Utilizzando i risultati dell’analisi, i questionari e i seminari condotti durante la fase di raccolta dei dati, è stato costruito un kit “base” di mobili in grado di migliorare l’organizzazione dell’ambiente di lavoro. Questo pacchetto di mobili è stato prodotto dal team di progetto e prevedeva sedute ad hoc per gli insegnanti (sedie, sgabelli, cuscini) e per bambini (letti per bambini e seggioloni), tavoli, scrivanie, panchine e piattaforme su cui i bambini potevano stare in piedi mentre venivano vestiti ed accuditi dagli insegnanti della scuola materna, letti per bambini e tavoli per il cambio dei pannolini con scale allungabili. L’obiettivo era quello di fornire mobili che non solo si adattassero alle esigenze dei bambini, ma evitassero anche posture scomode per gli insegnanti. Per ognuna delle quattro aree di attività (gioco, alimentazione, sonno e cura del corpo) le insegnanti appartenenti al team di progetto hanno discusso su quali mobili avrebbero potuto utilizzare maggiormente nei loro asili e quali cambiamenti rispetto ai loro comportamenti avrebbero potuto applicare per lavorare in un modo più ergonomico e “sano”.

Un nuovo modello comportamentale

Il progetto ErgoKita si è prefisso di cambiare anche il comportamento degli insegnanti della scuola materna. Per modificare il comportamento a favore di un modo di lavorare più ergonomico, sono state condotte sessioni di sensibilizzazione personalizzate. Nel preparare le sessioni di sensibilizzazione, sono stati utilizzati i dati biomeccanici, posturali e video relativi a situazioni lavorative in cui si sono verificate posture scomode.

I video di queste situazioni lavorative sono stati quindi mostrati agli insegnanti della scuola materna e sono stati sviluppati e suggeriti modi per migliorare la postura del corpo nell’esecuzione dell’attività, anche utilizzando i mobili appena adottati.

I questionari compilati dopo l’intervento hanno mostrato che gli insegnanti della scuola materna hanno riscontrato una riduzione notevole delle posture scomode. Questi dati soggettivi sono stati confermati dalla valutazione obiettiva delle medesime posture (inclinazione del tronco, inclinazione laterale del tronco, torsione della schiena) e del carico di lavoro muscoloscheletrico.

Per approfondire clicca QUI.

Disturbi muscolo scheletrici in Italia: prevalenza, tipologie, impatto e prevenzione

Segnaliamo un’interessante ricerca della European Agency for Safety and Health at Work – EU-OSHA sui disturbi muscolo scheletrici (DMS) in Italia: prevalenza, tipologie, impatto e prevenzione.

Prevalenza dei DMS

La percentuale di lavoratori italiani che riferisce quanto il lavoro influisca sulla loro salute è inferiore (29% e 25%, rispettivamente per uomini e donne) rispetto ai livelli medi per i 28 Stati membri dell’UE (UE-28) (39% e 35%, rispettivamente).

La percentuale di lavoratori italiani affetti da mal di schiena, dolori muscolari agli arti inferiori e dolori muscolari alle spalle, al collo e / o agli arti superiori è inferiore alla media UE-28.

Nonostante ciò, i disturbi muscoloscheletrici (DMS) sono il tipo più tipico problema di salute identificato dai lavoratori italiani. Il mal di schiena è il problema di salute più comunemente identificato (51,6% di tutti i lavoratori), seguito dal dolore muscolare agli arti superiori (46,7% di tutti i lavoratori).

Secondo i dati nazionali disponibili, i DMS rappresentano il 65,7% di tutte le malattie professionali riconosciute in Italia. Inoltre, i dati sui principali e specifici tipi di DMS che portano a malattie professionali riconosciute mostrano che le malattie dei tessuti molli e le dorsopatie sono i due tipi più preponderanti di disturbi in Italia. Quattro tipi specifici di DMS (ernia del disco o altro disturbo del disco intervertebrale specificato, sindrome della cuffia dei rotatori, disturbi del disco lombare e altri dischi intervertebrali associati a radicolopatia e squilibrio della spalla) costituiscono fino a due terzi dei casi esistenti.

Impatto dei DMS

Per quanto riguarda i costi e gli altri oneri relativi ai DMS, i dati disponibili mostrano che il numero di anni di vita persi e vissuti con disabilità risultanti da DMS sul lavoro per 100.000 lavoratori rappresenta una percentuale inferiore del numero totale di anni di vita persi e vissuti con disabilità a causa di motivi diversi (cancro, problemi circolatori, lesioni, ecc.) rispetto alla media UE-28.

I dati mostrano anche che una percentuale inferiore di persone in Italia ha segnalato un periodo di assenza dal lavoro a causa di un problema di salute legato al lavoro stesso e che ha comportato un congedo per malattia rispetto al livello medio per l’UE-28, in particolare per quanto riguarda i periodi di congedo più lunghi.

Una percentuale inferiore di dipendenti italiani lavora in aziende che supportano i dipendenti a tornare al lavoro dopo una malattia a lungo termine rispetto alla media UE-28.

Fattori di rischio per i DMS

Una grande percentuale di dipendenti italiani è esposta a fattori fisici sul lavoro che possono metterli a rischio di DMS. Più precisamente, i più importanti fattori di rischio fisico sono le posizioni in piedi, i lavori che coinvolgono movimenti ripetitivi mano / braccio, il lavoro in posizione seduta e il lavoro con computer / laptop, in questo ordine. Un confronto con i dati a livello UE mostra che i quattro fattori di rischio fisico più importanti sono gli stessi in entrambi i casi.

Secondo i dati nazionali, il 74,5% dei lavoratori si sente esposto personalmente a rischi per la salute e la sicurezza sul lavoro e al rischio di infortuni sul lavoro. Quasi tutti i lavoratori italiani (circa il 95,0%) dichiarano di conoscere l’entità dei rischi presenti nella propria azienda.

La maggior parte delle malattie professionali riconosciute legate ai DMS si presentano nei “lavoratori artigianali, qualificati e agricoli” (il 63,7% del totale, in termini assoluti); al contrario, sono rari tra i lavoratori altamente qualificati come professionisti o legislatori / dirigenti. Le malattie professionali riconosciute legate ai DMS sono particolarmente presenti in settori come l’edilizia, l’agricoltura / la pesca e l’industria manifatturiera.

Anche i fattori di rischio organizzativo e psicosociale svolgono un ruolo come potenziali fattori scatenanti dei DMS. I più rilevanti tra i dipendenti italiani sono il ritmo di lavoro (che dipende anche dalle esigenze delle altre persone, che lavorano a una velocità molto elevata) e la presenza di scadenze ravvicinate. Altri fattori di rischio relativamente importanti includono il ritmo di lavoro imposto dal loro capo, la fatica generale o, in generale, la difficoltà a dormire. Il confronto con i dati a livello di UE mostra che l’importanza relativa dei diversi fattori di rischio organizzativo e psicosociale è simile in Italia. I dati nazionali confermano che un numero relativamente elevato di lavoratori italiani (uno su quattro) riporta negativamente scadenze irraggiungibili, che si traducono in stress e ansia.

Prevenzione

I sondaggi condotti sulle imprese suggeriscono che i dipendenti italiani traggono considerevoli benefici da misure volte a prevenire i DMS nei loro luoghi di lavoro, con percentuali molto simili alla media UE-28. Più precisamente, la percentuale di dipendenti italiani che lavorano in ambienti in cui vi è una rotazione di compiti o la fornitura di attrezzature ergonomiche è leggermente inferiore alla media UE-28, mentre la percentuale di dipendenti italiani in ambienti che incoraggiano le pause regolari è leggermente più alta.

La stessa fonte mostra una percentuale più alta rispetto alla media UE-28 di dipendenti italiani che lavorano in aziende che forniscono formazione nei loro stabilimenti su diverse misure preventive.