Analisi sui disturbi muscolo scheletrici negli operatori socio sanitari

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Il personale operante in ambito sanitario e dei servizi alla persona, in particolare l’operatore socio-sanitario (OSS), è fra quelli più colpiti dai disturbi all’apparato muscolo scheletrico, in particolare a carico del rachide, delle spalle e delle mani.

L’attività dell’OSS, per esempio nelle Residenze Sanitarie per anziani, richiede ancora, nonostante la puntuale presenza nei reparti dei sistemi di ausiliazione elettrici e il supporto degli ausili minori, un consistente impegno fisico oltre che umano e relazionale.

Tra le attività a rischio più citate dalla lettura scientifica che incidono sulla salute muscolare degli OSS ricordiamo:

  • il sostegno, il sollevamento, il trasferimento e il riposizionamento del paziente;
  • lo svolgimento di determinate attività in posizione scorretta;
  • i fattori legati al paziente, al suo “carico” instabile e a volte complesso da spostare;
  • i ritmi di lavoro intensi;
  • l’aumento nella popolazione delle persone in sovrappeso e dei grandi obesi;
  • il progressivo aumento dell’età media degli operatori.

Nel vortice frenetico che caratterizza il tempo di lavoro dell’OSS, c’è un preciso momento che vorrei analizzare più nel dettaglio per capirne la rischiosità: è il momento dell’alzata al mattino.

Solitamente l’alzata nei reparti comincia con il turno del mattino subito dopo aver ricevuto le consegne del personale che smonta dalla notte. Inizia attorno alle 6.30 termina verso le 8.00 appena in tempo per iniziare il rito della colazione.

Si tratta quindi di un periodo di lavoro che dura circa un’ora e mezza/due in cui si accavallano, senza soluzioni di continuità, una serie di attività molto impegnative dal punto di vista muscolo scheletrico:

  • svestizione a letto delle persone parzialmente o non autosufficienti
  • igiene completa della persona assistita (a letto)
  • vestizione (a letto)
  • movimentazione manuale della persona parzialmente autonoma dalla posizione sdraiata a quella seduta o in piedi
  • se non autosufficiente, imbrago della persona a letto per movimentazione assistita dal sollevatore

Solitamente questa sequenza di operazioni viene svolta in due operatori, ma quello che non consola è che questo “avvio lavorativo” rappresenta, sull’intera giornata di lavoro, il momento di maggior sforzo muscolo scheletrico.

Si tratta infatti di operazioni che vengono spesso eseguite dagli operatori con movimenti scoordinati e ripetuti, e non per ultimo da azioni muscolari “a vuoto”, cioè quelle che vengono fatte senza che generino un reale contributo ai fini del lavoro.

Non esiste nessun altro momento, sulle 24 ore di lavoro di un OSS, in cui la mole di lavoro, il tempo contingentato e la variabilità delle condizioni dei pazienti al risveglio non certifichino il momento dell’alzata come il più rischioso per la salute muscolare degli operatori.

Da ultimo, ma per nulla trascurabile, il fatto che tale impegno avvenga in un momento della giornata in cui l’apparato muscolo scheletrico è ancora “addormentato” e come tale meno elastico, poco riscaldato e coordinato e quindi meno predisposto allo sforzo.

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