Perché PARCfor conviene alle aziende?

Oggi vogliamo approfondire la tematica della convenienza economica per le aziende nell’adottare i dispositivi di prevenzione muscolo scheletrica, tralasciando solo per un momento gli importanti benefici apportati alla salute delle persone che lavorano.

Sì, perché PARCfor alle aziende conviene.

Vediamo, prima di tutto, i vantaggi diretti.

E’ possibile, in primis, godere di detrazione fiscale, per i costi di acquisto dei dispositivi PARC, negli anni di ammortamento.

E’ possibile ottenere lo sconto INAIL per le aziende che esibiscono l’OT 23/24 (da 30 a 40 punti).

I dispositivi PARC per il benessere muscolare rientrano tra le azioni di welfare aziendale e tra le buone pratiche WHP: il concetto di Promozione della Salute nei contesti occupazionali (workplace health promotion o WHP) presuppone che un’azienda non solo attui tutte le misure per prevenire gli infortuni e le malattie professionali ma si impegni anche ad offrire ai propri lavoratori opportunità per migliorare la propria salute, riducendo i fattori di rischio generali e in particolare quelli maggiormente implicati nella genesi delle malattie croniche.

Grazie a PARCfor è possibile adempiere all’obbligo di legge specifico relativo alle misure di prevenzione per i DMS (D.Lgs 81/08, Testo Unico in materia di Salute e Sicurezza sul Lavoro), con possibile verifica di efficacia dell’azione di miglioramento nel tempo.

Non solo, PARCfor offre ai suoi clienti la possibilità di godere dei vantaggi dei dispositivi PARC scegliendo la soluzione a noleggio e la conseguente deduzione del canone.  

I dispositivi PARC sono in linea con la Campagna sulla Sicurezza 2020/22 promossa dall’ EU-OSHA, l’Agenzia Europea per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro, campagna che mette al centro buone pratiche a livello europeo per la lotta ai disturbi muscolo scheletrici.

La campagna dal titolo “Ambienti di lavoro sani e sicuri che alleggeriscono il carico” ha come obiettivo quello di sensibilizzare i decisori del mondo del lavoro sui disturbi muscolo scheletrici (DMS) legati al lavoro e di promuovere la gestione e la prevenzione di questo problema molto diffuso ed estremamente delicato.

Non meno importanti sono i vantaggi indiretti derivanti dall’adozione delle soluzioni innovative di PARCfor.

In primis, l’abbattimento dei costi relativi alla gestione di malattie muscoloscheletriche e la diminuzione delle ore di lavoro perse. Ricordiamo che i DMS sono la principale causa di assenteismo dal lavoro a livello internazionale.

Da segnalare anche il vantaggio derivante dal miglioramento della capacità lavorativa, della produttività e degli standard di qualità.

E infine, l’aumento del livello di soddisfazione e di motivazione dei lavoratori

PARCfor è davvero un complesso di soluzioni win-win. Per approfondire, clicca qui.

Analisi sui disturbi muscolo scheletrici negli operatori socio sanitari

Il personale operante in ambito sanitario e dei servizi alla persona, in particolare l’operatore socio-sanitario (OSS), è fra quelli più colpiti dai disturbi all’apparato muscolo scheletrico, in particolare a carico del rachide, delle spalle e delle mani.

L’attività dell’OSS, per esempio nelle Residenze Sanitarie per anziani, richiede ancora, nonostante la puntuale presenza nei reparti dei sistemi di ausiliazione elettrici e il supporto degli ausili minori, un consistente impegno fisico oltre che umano e relazionale.

Tra le attività a rischio più citate dalla lettura scientifica che incidono sulla salute muscolare degli OSS ricordiamo:

  • il sostegno, il sollevamento, il trasferimento e il riposizionamento del paziente;
  • lo svolgimento di determinate attività in posizione scorretta;
  • i fattori legati al paziente, al suo “carico” instabile e a volte complesso da spostare;
  • i ritmi di lavoro intensi;
  • l’aumento nella popolazione delle persone in sovrappeso e dei grandi obesi;
  • il progressivo aumento dell’età media degli operatori.

Nel vortice frenetico che caratterizza il tempo di lavoro dell’OSS, c’è un preciso momento che vorrei analizzare più nel dettaglio per capirne la rischiosità: è il momento dell’alzata al mattino.

Solitamente l’alzata nei reparti comincia con il turno del mattino subito dopo aver ricevuto le consegne del personale che smonta dalla notte. Inizia attorno alle 6.30 termina verso le 8.00 appena in tempo per iniziare il rito della colazione.

Si tratta quindi di un periodo di lavoro che dura circa un’ora e mezza/due in cui si accavallano, senza soluzioni di continuità, una serie di attività molto impegnative dal punto di vista muscolo scheletrico:

  • svestizione a letto delle persone parzialmente o non autosufficienti
  • igiene completa della persona assistita (a letto)
  • vestizione (a letto)
  • movimentazione manuale della persona parzialmente autonoma dalla posizione sdraiata a quella seduta o in piedi
  • se non autosufficiente, imbrago della persona a letto per movimentazione assistita dal sollevatore

Solitamente questa sequenza di operazioni viene svolta in due operatori, ma quello che non consola è che questo “avvio lavorativo” rappresenta, sull’intera giornata di lavoro, il momento di maggior sforzo muscolo scheletrico.

Si tratta infatti di operazioni che vengono spesso eseguite dagli operatori con movimenti scoordinati e ripetuti, e non per ultimo da azioni muscolari “a vuoto”, cioè quelle che vengono fatte senza che generino un reale contributo ai fini del lavoro.

Non esiste nessun altro momento, sulle 24 ore di lavoro di un OSS, in cui la mole di lavoro, il tempo contingentato e la variabilità delle condizioni dei pazienti al risveglio non certifichino il momento dell’alzata come il più rischioso per la salute muscolare degli operatori.

Da ultimo, ma per nulla trascurabile, il fatto che tale impegno avvenga in un momento della giornata in cui l’apparato muscolo scheletrico è ancora “addormentato” e come tale meno elastico, poco riscaldato e coordinato e quindi meno predisposto allo sforzo.

Comunicato stampa – Tre lavoratori su cinque affetti da disturbi muscolo scheletrici: ci pensa PARCfor

Tre lavoratori su cinque in Europa (fonte: UE-OSHA) lamentano disturbi muscolo scheletrici (DMS), fenomeni che interessano la schiena, il collo, le spalle e gli arti superiori, ma possono anche colpire gli arti inferiori e indicano qualsiasi lesione o patologia alle articolazioni o ad altri tessuti.

Un lavoratore su cinque ha evidenziato nell’ultimo anno dolori cronici alla schiena o al collo, mentre il 60% di quelli con problemi di salute legati al lavoro hanno indicato nei DMS la causa principale.

Il quadro diviene ancora più preoccupante se allarghiamo l’orizzonte di indagine al Pianeta: le patologie muscolo scheletriche rappresentano il quarto fattore di impatto sulla salute delle popolazioni e la seconda causa al mondo di disabilità, con il dolore alla schiena in testa a questa speciale classifica di fattori invalidanti.

I DMS sono altresì causa della metà delle assenze dal lavoro (con danni che ammontano al 4% del PIL) e per il 60% delle inabilità permanenti.

Si tratta di numeri impietosi, che certificano una problematica diffusa a livello internazionale che solo recentemente è stata oggetto di studio e di attenzione.

Per affrontare in modo sistemico il problema è nata PARCfor (https://www.parcfor.com/).

PARCfor è una start up, incubata in Bergamo Sviluppo, che sviluppa sistemi innovativi per la prevenzione e la promozione della salute muscolo scheletrica. I dispositivi PARC offrono in un modo semplice, autonomo e quotidiano soluzioni efficaci per i disturbi muscoloscheletrici lavoro correlati e per il recupero e/o il mantenimento delle abilità motorie e delle autonomie di movimento di soggetti soprattutto anziani.

La mente dietro le “invenzioni” di PARC è Debora Russi, consulente e formatrice per la salute muscolo-scheletrica dei lavoratori e founder/presidente della startup.

“Mi occupo di salute del corpo dal mio primo giorno di lavoro – dice Debora – La prima esperienza lavorativa, come fisioterapista, dedicata a riabilitare corpi acciaccati dalla malattia, e quella successiva come formatrice-consulente aziendale, mi hanno fatto incontrare centinaia di persone con disturbi muscolo scheletrici, e permesso di cogliere il bisogno di soluzioni efficaci per la salute muscolare dei lavoratori. Per questo ho ideato il PARC, una sintesi concreta di conoscenze, esperienze e intuizioni maturate in anni di lavoro”.

PARC è un sistema unico ed innovativo nel suo genere, che nasce dalla necessità di offrire in un modo semplice, autonomo e quotidiano soluzioni efficaci per i disturbi muscoloscheletrici al lavoro.

Attrezzi specifici regolabili in altezza, che simulano protocolli di fisioterapia, possono essere piazzati alle pareti degli uffici, nelle aree break o installate a fine linea di produzione, o ancora agganciate ad una struttura mobile per essere utilizzate simultaneamente da più lavoratori in reparti diversi di uno stesso stabilimento.

“Il lockdown imposto dall’emergenza Covid e il conseguente ricorso allo Smart Working– conclude Debora Russi – hanno accentuato i disturbi muscolo scheletrici nei lavoratori: Assosalute stima che il 50% degli italiani ne ha sofferto durante la quarantena. Stiamo ultimando una soluzione domestica, compatta e versatile, che consentirà di svolgere quotidianamente esercizi utili a prevenire, attenuare e curare i disturbi tipici di chi lavora con il computer”.

Disturbi muscoloscheletrici: un progetto europeo con una visione internazionale del problema

Lo scenario

I disturbi muscoloscheletrici (DMS) sono, in tutto il mondo, tra i problemi di salute più frequentemente riportati sul luogo di lavoro. L’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), riconoscendo la gravità di questo fenomeno, ha realizzato il progetto “Review of research, policy and practice on prevention of work-related musculoskeletal disorders” (Revisione della ricerca, politica e pratica sulla prevenzione dei disturbi muscoloscheletrici legati al lavoro).

Il progetto comprendeva tre componenti di ricerca. La prima è stata una revisione della letteratura esplorativa che ha esaminato i motivi della continua alta prevalenza di DMS nell’Unione europea (UE) e ha identificato le lacune nelle pratiche di prevenzione. Il secondo (i cui risultati sono presentati in questo rapporto) è stata un’analisi politica approfondita, di tutti i paesi dell’UE e oltre, per comprendere meglio le condizioni in cui le strategie, le politiche e le azioni per affrontare i DMS sono più efficaci. La terza è stata la ricerca sul campo condotta in sei Stati membri dell’UE per esplorare, attraverso focus group e interviste, ciò che stava accadendo realmente nei luoghi di lavoro e il ruolo delle strategie e delle politiche nella prevenzione dei DMS.


Una comprensione maggiore

Lo scopo del progetto è quello di ottenere una comprensione più completa delle sfide, in capo ai responsabili delle politiche di sicurezza e salute sul lavoro (OSH), nell’affrontare i DMS connessi al lavoro. Si intende fornire una migliore comprensione delle condizioni in cui le strategie, le politiche e le azioni per affrontare i DMS sono più efficaci. Il team del progetto ha identificato una varietà di strategie e iniziative utilizzate dalle parti interessate (compresi i regolatori e le agenzie di regolamentazione, le parti sociali, gli organismi professionali e i servizi di prevenzione) e ha esplorato il modo in cui tali strategie sono state adattate per soddisfare le condizioni e le esigenze dei diversi beneficiari.

Inoltre, le risorse sviluppate e utilizzate in queste iniziative (orientamento, kit di strumenti, pacchetti di formazione, applicazioni Web e strumenti elettronici) sono state analizzate per identificare i fattori che contribuiscono al loro successo o fallimento (compresi eventuali ostacoli alla loro attuazione).

Tra 140 iniziative specifiche segnalate all’UE-OSHA, sono state selezionate 25 esperienze e da queste poi si è giunti ad un approfondimento su 6 paesi europei in particolare.

Questi sei sono stati selezionati perché hanno applicato approcci strategici molto diversificati funzionali alla prevenzione dei DMS, un mainstream prezioso per tutti gli altri paesi. Infine, le prove accumulate dalle 25 revisioni brevi, le sei revisioni approfondite e altro materiale del progetto (ad esempio i focus group condotti nel terzo componente del progetto) sono state raccolte per fornire una panoramica generale delle politiche.

Cosa è emerso?

I DMS non sono puramente un problema legato al lavoro.
Affrontare i DMS richiede cambiamenti di atteggiamento (e, di conseguenza, di comportamento) non solo nella popolazione in età lavorativa al lavoro. Alcune delle iniziative lo hanno riconosciuto, cercando, ad esempio, di promuovere messaggi DMS tra individui in età scolare o di incoraggiare stili di vita generalmente più sani. Oltre a queste azioni specifiche, ci sono segni che almeno alcuni paesi stanno adottando un approccio più olistico alla salute, superando la tendenza a compartimentare la salute pubblica da quella professionale. Ciò è chiaramente auspicabile, poiché molti dei problemi di salute rilevanti per il mondo del lavoro, come i DMS e la salute psicosociale, sono il risultato di una molteplicità di fattori che originano e pesano tanto all’interno che all’esterno dell’ambiente di lavoro.

La legislazione non è la (sola) risposta.
Sebbene alcuni datori di lavoro evidenzino lacune nell’attuale quadro legislativo, è alquanto evidente che molti datori di lavoro non stanno applicando le indicazioni, ancorchè manchevoli, presenti nel quadro giuridico esistente.

Cambiare l’atteggiamento nei confronti dei rischi è fondamentale.
Nonostante gli sforzi per cambiare il mindset rispetto alla sicurezza, sembrano prevalere convinzioni secondo cui i rischi sono “una parte inevitabile del lavoro” e le misure di prevenzione e protezione per ridurli sono troppo invadenti, costose, onerose in termini di tempo, ecc. Queste miopi convinzioni rappresentano una barriera coriacea al cambiamento. La prevenzione nell’industria ha fatto molta strada da quando credeva, ad esempio, che la il danno respiratorio fosse una conseguenza inevitabile del lavoro in miniera;  è auspicabile che avvenga lo stesso cambiamento di mindset nei confronti della salute muscolo-scheletrica.

Le modifiche al sistema sono un requisito fondamentale per il successo.
Buona parte degli alibi secondo cui l’adozione di misure preventive richiede troppo tempo deriva da un sistema lavorativo che privilegia il lavoro rapido e la produzione ad ogni costo. Ciò si riflette dal lavoro in edilizia a quello nel settore sanitario-assistenziale. Urgono quindi cambiamenti del sistema, un diverso atteggiamento tra coloro che commissionano, pianificano o organizzano tale lavoro. Le plusvalenze a breve termine devono essere compensate rispetto ai benefici a lungo termine di una forza lavoro più sana ed efficace.

La lungimiranza è essenziale.
Nuovo mindset e nuove politiche devono guardare al domani ed essere lungimiranti. E’ impensabile restare ancorati all’oggi e non avere pianificazione e strategia rispetto alla gestione dei DMS, quando le statistiche informano come siano la prima causa di assenteismo dai luoghi di lavoro.

Il messaggio deve essere ampliato e coordinato.
La salute sul lavoro non è solo un problema del Medico competente o del Responsabile del servizio di prevenzione e protezione. I punti analizzati chiariscono che pianificatori, progettisti, ingegneri, acquirenti, ecc. hanno tutti un compito importate da svolgere.

Bisogna ragionare in modo coerente per ogni gruppo target. All’interno di ogni gruppo target, alcuni individui dovranno convincere della necessità di agire e altri dovranno semplicemente sapere come intraprendere tale azione (nonché quale azione intraprendere). Questi pubblici diversi hanno esigenze diverse che possono quindi essere soddisfatte con approcci diversi.

Il pensiero logico è essenziale.
Qualunque sia il corso d’azione adottato, è essenziale che tali misure siano concepite, pianificate e attuate in risposta a un piano logico. Supponendo che l’obiettivo finale sia la riduzione dei DMS, qual è il flusso logico attraverso il quale l’intervento pianificato raggiungerà tale obiettivo? Quali ipotesi vengono fatte in quel flusso e quali sono le potenziali barriere al successo? Infine (ma soprattutto), come verrà valutato il successo di tale intervento?

Qui il Rapporto completo.